Ecobonus al 65% anche per il 2015 Ecobonus al 65% anche per il 2015


Come già ampiamente annunciato, con la Legge di Stabilità approvata la scorsa settimana sono state confermate anche per tutto il 2015 le detrazioni fiscali del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici e quelle del 50% per le ristrutturazioni edilizie. Nella prima tipologia di interventi rientrano anche l’installazione di moderne stufe a pellet e di impianti fotovoltaici. L’attuale normativa prevedeva che fino al 30 giugno 2015 potessero fruire del bonus del 65% solamente interventi sulle parti comuni dei condomini (quelli su singole unità immmobiliari sarebbero rimasti esclusi già dalla fine di quest’anno). L’ecobonus sarebbe così ridisceso al precedente livello del 50%, per poi passare al 36% nel 2016. In realtà dopo il 31 dicembre del 2015 al momento non si sa cosa succederà, ma è probabile che le aliquote verranno riviste al ribasso.
Del resto, la portata economica dell’operazione ecobonus è evidente: il ministro dell’Ambiente Galletti ha affermato che fin qui gli introiti in termini di maggiori imposte sono stati superiori ai contributi erogati, quindi si tratta di un’operazione “in attivo”, vantaggiosa per le famiglie, per lo Stato e per l’ambiente. Dal conteggio delle richieste inoltrate entro il 30 settembre scorso (data ultima per l’invio della documentazione per usufruire dello sconto del 65% per l’anno 2013), l’Enea ha rilevato un aumento del 35% delle pratiche rispetto al 2012, portando il numero annuale complessivo a 355.000. Il risparmio energetico collegato a questi interventi è aumentato del 35%, mentre gli investimenti hanno raggiunto 3,5 miliardi di euro, con una crescita del 20%.

Fonte: http://www.energymanagernews.it/articoli/0,1254,51_ART_159293,00.html

Troppo rumore a scuola: i bambini faticano a studiareTroppo rumore a scuola: i bambini faticano a studiare

Troppo rumore a scuola, dalle aule alle mense. L’ allarme viene rilanciato dalle associazioni delle famiglie con bambini sordi che utilizzano protesi e impianti. Ma non soltanto. Il rumore disturba tutti i bambini e ha conseguenze sull’ apprendimento, a sostenerlo è il superspecialista della sordità Sandro Burdo, chirurgo all’ ospedale Buzzi. Che aggiunge: quando sono necessari ben vengano gli interventi strutturali nelle scuole, come ha fatto il Comune in una elementare, ma ce ne sono anche a costo zero, a partire dalle abitudini di maestre e professori, che dovrebbero parlare più lentamente. Dai feltrini sotto i banchi alla loro disposizione in classe (sempre frontali davanti all’ insegnante, bocciato il «ferro di cavallo, chi sta ai lati fa fatica»), alle pareti disomogenee («con carte geografiche e librerie, per ridurre il riverbero») ma conta anche la posizione della maestra nell’ aula («mentre parla non deve camminare e spostarsi nella classe»), ecco che cosa si potrebbe e dovrebbe fare subito, secondo l’ esperto. Soprattutto, attenzione alla velocità: le maestre dovrebbero parlare lentamente, spiega Burdo. «I bambini riconoscono un certo numero di parole al minuto a seconda dell’ età, dalle 30 all’ asilo alle 80 alle medie, se la maestra accelera li perde. Abbiamo svolto un’ indagine nelle scuole e quando il rumore e la velocità di eloquio aumentano c’ è il calo di attenzione». Sensibilizzare sulle conseguenze dell’ inquinamento acustico anche chi non ha problemi di sordità è la battaglia dei genitori di bambini che utilizzano protesi o impianti cocleari. «La confusione per loro è un problema. Mio figlio in mensa è costretto a spegnere l’ apparecchio. E in strada per farmi sentire devo utilizzare il microfono collegato al suo impianto – racconta Mélanie Remaud, mamma di un bambino diventato sordo dopo una terapia con antibiotici e operato dal professor Burdo all’ ospedale di Varese tre anni fa -. Per fortuna con gli impianti mio figlio fa una vita normale, l’ intervento è stato una salvezza. Ma resta il problema del rumore di certi ambienti, insopportabile per i bambini come lui: i suoni si mescolano, sono costretti a “spegnere”». Bambini sordi, «in Lombardia nascono così 150 bimbi ogni anno, e la percentuale passa dall’ uno al tre per mille con il crescere dell’ età, fino ai dieci anni – spiega Antonio Cesarani, ordinario di audiologia al Policlinico -. La Regione ha appena approvato lo screening in tutte le neonatologie». Il rumore a loro cambia la qualità della vita. Ma mette in difficoltà anche gli altri bambini. «Sono in aumento anche le otiti catarrali – spiega lo specialista -. Oggi ne soffre un bimbo su due e quando hanno questo problema sono particolarmente disturbati dal rumore». Federica Cavadini fcavadini@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA **** Hanno detto Sandro Burdo Calo di attenzione se in classe c’ è confusione. Ma anche quando le insegnanti parlano troppo velocemente null Mélanie Remaud Mio figlio con gli impianti fa una vita normale, ma in mensa è costretto a non usarli. Non resiste

Cavadini Federica

Energy manager: una risorsa preziosa per l’efficienza energeticaEnergy manager: una risorsa preziosa per l’efficienza energetica

15 November 2013, 3:04 pm
energy manager 2012
L’energy manager è la risorsa fondamentale per fare efficienza energetica nelle imprese e negli enti, eppure ancora oggi è largamente inutilizzato nel settore pubblico e spesso non valorizzato adeguatamente nemmeno in quello privato. Nell’articolo si forniscono le informazioni di base su chi sono gli energy manager.

Pubblicato su Green Business.

La maggior parte delle organizzazioni ha compreso che l’efficienza energetica rappresenta un’opportunità importante per conseguire dei risparmi in bolletta e dunque alleviare una struttura costi perennemente in crescita. Un numero inferiore di soggetti si è soffermato a ragionare sulla reale portata dell’efficienza, che non consente solo di risparmiare, ma anche di rivedere i propri processi nell’industria e di ripensare i propri prodotti e servizi per partecipare alla transizione verso la green economy.
In entrambi i casi il primo passo per cogliere le opportunità è avere a disposizione un bravo energy manager. Non solo si tratta di una figura fondamentale per affrontare efficacemente il tema dell’efficienza energetica all’interno di un’organizzazione, ma in alcuni casi anche di un obbligo normativo, visto che la legge 10/91 richiede a tutti i soggetti del settore industriale con consumi annui superiori ai 10.000 tep – e a 1.000 tep per gli altri settori – di provvedere alla nomina annuale del “responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”, inoltrando apposita documentazione alla FIRE (http://em.fire-itaia.org). Una nomina che può essere effettuata anche da chi non raggiunge tali soglie di consumo, soprattutto se si desidera partecipare direttamente allo schema di incentivazione dei certificati bianchi.

L’energy manager idealmente è un dirigente di livello elevato, con accesso all’amministratore delegato e alla guida di un team di energy management, responsabile inoltre del sistema di gestione dell’energia (ISO 50001). Questo è in effetti il caso di alcune grandi realtà. Al calare della dimensione aziendale tende a venire meno il team di supporto o a diminuire la posizione dell’organigramma, scelte che portano a una riduzione dell’efficacia dell’azione dell’energy manager, ma che sono giustificate dalla contestuale diminuzione della bolletta annua (e.g. un’azienda che consuma 10.000 tep/anno ha un costo annuo dell’energia nell’ordine dei 5-7 milioni di euro, cui possono corrispondere risparmi annui incrementali superiori ai 100-300 mila euro). Nelle organizzazioni più piccole l’energy manager è spesso un consulente esterno, con i pregi e difetti di tale soluzione.

I dati al 2012 parlano di 1.532 energy manager nominati dai soggetti obbligati, cui si sommano 399 energy manager locali (ossia collegati ad aziende multisito). Ad essi vanno aggiunti 143 nomine pervenute tardivamente (più 17 locali) e 530 inviate da soggetti non obbligati dalla legge (più 102 locali). Volendo comprendere tutti si tratta dunque di 2.723 nominati, un dato in leggera crescita, più che altro sul fronte dei soggetti non obbligati. Quello che colpisce, sulla base delle stime della FIRE, è l’inadempienza della P.A. Solo due amministrazioni centrali, 7 regioni, 43 province, 36 comuni capoluogo e 69 altri comuni hanno nominato contro un migliaio di presumibili obbligati. Molto meglio va per fortuna nell’industria, con percentuali stimate di adempienza anche superiori al 90% nei comparti energivori.

Dal punto di vista del profilo, l’energy manager ha idealmente una base di competenze tecniche, soprattutto al diminuire della dimensione aziendale, quando il ruolo di realizzare azioni di efficientamento ricade su di lui e non su di un team allargato. L’ENEA con la FIRE dagli anni novanta, ma anche numerosi altri soggetti più di recente, offrono corsi di formazione e di aggiornamento per questa figura.

Dal 2009 è disponibile inoltre la norma UNI CEI 11339, che consente di certificare l’energy manager come Esperto in gestione dell’energia (EGE). La certificazione come EGE richiede il possesso di requisiti esperienziali e il superamento di un esame. Il primo organismo ad essere accreditato per rilasciare la certificazione è il Secem (www.secem.eu).

Bonus 65% risparmio energetico

 

Il bonus fiscale per il risparmio energetico è stato prorogato di un anno per i condomini e di sei mesi per i privati cittadini, passando dal 55 al 65%. Questo è stato possibile grazie all’accesso al fondo di Kyoto, gestito dalla cassa depositi e prestiti. Le parti della nostra abitazione che permettono un maggiore risparmio energetico, in caso di ristrutturazione, sono i tetti e le facciate: è al rifacimento di questi che si punta, con lo scopo di portare il consumo medio degli edifici alla soglia esemplare dei 16 KWh per mq all’anno.

Nel dettaglio, per i privati la detrazione sarà possibile per i lavori eseguiti entro il 31 Dicembre del 2013, mentre per i condomini la data ultima sarà il 30 Giugno 2014. Bisogna tenere ben presente che le detrazioni non riguardano le spese per la sostituzione degli impianti di riscaldamento ad alta efficienza e per gli scaldabagni, ma è rivolto alle seguenti quattro categorie:

interventi per il risparmio energetico generali degli edifici.
interventi sulle facciate esterne degli edifici.
installazione di pannelli solari.
sostituzione dei climatizzatori invernali.

Per quando riguarda i lavori strettamente legati agli edifici, si potrà detrarre un valore massimo di 100.000 euro che potrà essere recuperato in dieci anni, mentre, per i pannelli solari, il valore massimo sarà di 60.000 euro. Per gli impianti di climatizzazione invernale, la quota detraibile scende a 30.000 euro, sempre ripartiti in dieci anni. Infine, una novità molto apprezzata del nuovo decreto, è la possibilità di usufruire di un bonus anche per la sostituzione degli elettrodomestici con quelli a risparmio energetico di classe A o A+, fino ad un tetto massimo di 10.000 euro. Per usufruire delle detrazioni è necessario effettuare i pagamenti tramite bonifici bancari o postali, ricordandosi di indicare l’apposita causale di versamento per le ristrutturazioni per il risparmio energetico, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partiva Iva del soggetto a favore del quale il bonifico viene emesso.

Rsiparmio energetico a costo zero grazie alle EscoRisparmio energetico a costo zero grazie alle ESCo

Numerose opportunità di risparmio energetico vengono tralasciate perché troppo onerose da finanziare, oppure perché considerate non essenziali. Ad esempio, ad un Comune possono mancare i fondi necessari per investimenti in efficienza energetica e impianti a fonti rinnovabili (in particolare, da quando vige il patto di stabilità), o invece un’azienda può considerare quello energetico un tema marginale rispetto alla propria attività principale. Più spesso ancora avviene che aziende ed enti pubblici non siano in grado di valutare i risparmi energetici ed economici conseguibili e soprattutto non siano a conoscenza delle opportunità che hanno a disposizione per affrontare questi problemi. Eppure oggi esistono imprese specializzate nella identificazione e conseguimento del risparmio energetico a costo zero per i committenti, le cosiddette Società di servizi energetici o ESCo.

Le ESCo (Energy Service Company) sono nate negli Stati Uniti verso la fine degli anni ’70 a seguito della crisi energetica che aveva provocato bruschi aumenti dei prezzi dell’energia. Fu allora che alcuni produttori di sistemi di controllo e di regolazione energetica, alcune società di consulenza energetica e i dipartimenti tecnici dei grandi produttori e distributori di energia, identificarono una nuova modallità per vendere le soluzioni tecnologiche da loro sviluppate, e cioè finanziarle direttamente. La cosa ebbe successo e la domanda di questo tipo di soluzione aumentò progressivamente, portando alla nascita di società autonome e dedicate.
Da alcuni anni, e a seguito del forte impulso fornito dalla Direttiva 2006/32/Ce sull’efficienza degli usi finali dell’energia, queste società si sono diffuse anche in Italia.

Il primo riconoscimento formale del ruolo delle ESCo avviene con il Dm 20 luglio 2004, nelle cui Linee guida si legge che le ESCo sono le “società, comprese le imprese artigiane e le loro forme consortili, che (…) hanno come oggetto sociale, anche non esclusivo, l’offerta dei servizi integrati per la realizzazione e l’eventuale successiva gestione di interventi per la riduzione dei consumi energetici”.

Il Dm 30 maggio 2008 specifica poi che la ESCo è una “persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici, ovvero altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell’utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa, totalmente o parzialmente, sul miglioramento dell’efficienza energetica conseguito e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti”.
Il meccanismo di base
Le ESCo sono soggetti specializzati, che:
• reperiscono le risorse finanziarie richieste,
• eseguono la diagnosi energetica, lo studio di fattibilità e la progettazione,
• realizzano l’intervento,
• conducono, post intervento, la manutenzione e l’operatività.
Esse agiscono utilizzando, quando necessario, il meccanismo del Finanziamento Tramite Terzi (FTT).
In pratica, le ESCo offrono – a costo zero per l’ente pubblico o l’azienda – la diagnosi, il progetto, gli interventi di efficientamento e la gestione energetica post intervento. Stipulano con l’ente pubblico o l’azienda un particolare contratto che consente loro di retribuirsi con i risultati dell’intervento (risparmio energetico) e con gli incentivi nazionali all’efficienza energetica e alle rinnovabili.
Gli interventi delle ESCo
Le ESCo agiscono in tutti gli ambiti in cui un singolo intervento o la combinazione di diversi interventi possono generare risparmi di energia. Da un punto di vista generale, le ESCo possono dunque proporre progetti che integrano interventi di efficienza energetica e impianti a fonti rinnovabili. In linea di massima, finora le ESCo si sono però particolarmente specializzate nei settori dell’efficienza energetica e degli impianti di produzione di energia che danno diritto ai Certificati Bianchi e cioè:

• climatizzazione degli ambienti con recuperi di calore in edifici precedentemente climatizzati con energia non rinnovabile,
• impianti a biomassa per produzione di calore, pannelli solari, calore geotermico a bassa entalpia, impianti cogenerativi,
• illuminazione pubblica, illuminazione d’interni commerciali e industriali, ecc.

In linea di massima le ESCo offrono ai loro clienti un servizio integrato, ossia la progettazione o riprogettazione degli impianti in una logica di risparmio, l’installazione e poi la manutenzione e gestione degli impianti stessi.

Un altro beneficio che deriva dall’intervento di una ESCo è che – occupandosi della gestione degli impianti – è questo soggetto che si fa carico di gran parte dei problemi di conduzione (manutenzione, sostituzione degli apparecchi difettosi, ecc.). L’affidamento si interrompe solo quando, alla fine dei pagamenti, la proprietà degli impianti è definitivamente ceduta all’impresa o ente beneficiario dell’intervento.

Come si ripagano le ESCo: risparmio e Certificati Bianchi
La ESCo fornisce un miglioramento dell’efficienza energetica di un impianto individuando le soluzioni tecniche e – in linea di massima – le forme di finanziamento più adatte. La sua remunerazione è strettamente legata alla quantità di energia risparmiata (soluzione tecnica) in relazione con l’investimento fatto (identificazione delle migliori condizioni di finanziamento). E’ dunque il risparmio economico stesso fornito dall’intervento a retribuire in parte la ESCo: il proprietario dell’impianto in pratica continua a pagare la stessa cifra che pagava prima dell’intervento e con la differenza rimborsa la ESCO.
In realtà le ESCo hanno la possibilità di fare utili soprattutto perché hanno diritto a ottenere Certificati Bianchi in numero corrispondente all’efficienza energetica realizzata dall’insieme dei loro interventi. I certificati vengono rivenduti alle società di distribuzione di elettricità e gas a cui è imposto per legge di realizzare determinate quote di efficienza energetica o di acquistare le quote corrispondenti sul mercato (vedi voce nel menu di sinistra).

Alcuni osservatori ritengono che l’incentivo sia in grado di coprire poco più del costo del progetto, e che solo l’efficienza del progetto stesso e dunque i risparmi che ne derivano rendono le cose vantaggiose per la ESCo.
Le modifiche al meccanismo introdotte nel novembre 2011 dalle nuove Linee Guida hanno, a parere dell’Autorità, aumentato la “capacità dei TEE di contribuire alla copertura dei costi di investimento in tecnologie ad alta efficienza energetica”.

Chi mette i capitali d’investimento?

Fermo restando che il motore che ha dato impulso alle ESCo è certamente costituito dagli incentivi dei Certificati Bianchi, è evidente che trattandosi spesso di interventi molto costosi, deve entrare in gioco una terza parte, quella cioè che finanzia le operazioni rendendo disponibili i capitali iniziali: una banca o una società finanziaria.

In linea di massima, è la stessa ESCo ad avere un suo interlocutore bancario privilegiato, riuscendo così a garantire al suo cliente la soluzione completa del problema, sia dal punto di vista tecnico che finanziario. In questo caso la responsabilità ufficiale è completamente della ESCo. Ma può avvenire il contrario, e cioè che l’azienda, o l’ente che vuole effettuare interventi di efficienza energetica abbiano una diretta apertura di credito e che la ESCo intervenga solo per la parte tecnica. Il meccanismo di fondo è comunque identico: cambierà solo il tipo di contratto.

La qualifica ESCo, le forme societarie

Per qualificarsi come ESCo è necessario solo che nell’oggetto sociale sia specificato il ruolo di operatore nel settore dei servizi energetici integrati.
Le ESCo che operano sul mercato hanno provenienze molto diverse. In alcuni casi sono associate ad un distributore di energia elettrica o gas, altre volte derivano da società che forniscono sistemi di climatizzazione al settore immobiliare. In altri casi ancora sono imprese che offrono servizi di gestione dell’energia o consulenze sui processi organizzativi e di gestione energetica. Oppure ancora sono sotto-settori di imprese che costruiscono grandi impianti chiavi in mano.

La maggior parte delle ESCo presenti sul mercato sono imprese private, ma esistono anche ESCo a statuto pubblico/privato che sono organizzate per facilitare gli interventi negli enti pubblici. E’ loro consentito infatti di usufruire della semplificazione amministrativa che consente di prendere in affidamento diretto gli interventi, superando gli obblighi sugli appalti pubblici (Dlgs 18 agosto 2000, n. 267 e Finanziaria 2002).
Per orientarsi nel sempre più ricco panorama delle ESCo, è meglio valutare attentamente le competenze e le realizzazioni di ognuna per verificare se corrispondono al tipo di intervento che si vuole effettuare.
L’Autorità per l’Energia pubblica comunque l’elenco delle ESCo che hanno ottenuto certificazioni dei risparmi energetici conseguiti, e dunque Certificati Bianchi (vedi menu a sinistra).

Le tipologie di contratto

Le diverse combinazioni di servizi offerti dalle ESCo danno luogo a diversi tipi di contratti. Ciò che cambia è sostanzialmente il rapporto intercorrente fra i tre soggetti principali: ESCO, utente, istituto di credito.

Energy performance contract (EPC)
Quando i soggetti implicati sono solo due (ESCo e cliente), in quanto è una di queste due parti che garantisce il finanziamento e lo gestisce, si potrebbe avere un “contratto di performance energetica”, EPC. E’ la ESCo che gestisce non solo l’intervento, ma la successiva fornitura di energia. Il contratto è basato sul risultato di risparmio energetico che si conseguirà e la ridistribuzione dei risparmi dipende da come è ripartito l’investimento e dallo schema contrattuale prescelto.

I due schemi più noti di EPC sono lo lo “shared savings” (risparmi condivisi) e il “guaranteed savings” (risparmi garantiti).

Con il primo, i due contraenti si suddividono i risparmi conseguiti in modo percentuale, a seconda di quanto hanno investito, per un periodo fissato. Si ha dunque un risultato economico variabile per entrambi.

Con il secondo vengono invece stabilite, per il periodo necessario, rate prefissate di pagamento alla ESCo, sulla base di un risparmio garantito per il cliente (dunque la rata sarà inferiore alla precedente spesa energetica). In questo caso il cliente ha benefici certi, mentre i ricavi della ESCo sono variabili.

Contratto di finanziamento tramite terzi (FTT)
Il meccanismo è sostanzialmente identico al precedente, con la differenza che il finanziamento è fornito da una banca o da altro organismo finanziario che viene coinvolto dalla ESCo. Dal punto di vista del beneficiario non vi è differenza tra questi contratti. Per la ESCo può risultare una facilitazione non solo in termini di disponibilità finanziarie, ma anche perché l’istituto di credito ha maggiore competenza nella valutazione dei rischi che riguardano l’impresa committente.

Unità abitative ad impatto zero

Sorgerà nelle Langhe, nel cuore delle terre del Barolo famose nel mondo, l’innovativo progetto MURRAE, sintesi di filosofie progettuali e realizzative volte al recupero in chiave totalmente green e sostenibile di una officina in disuso e dell’adiacente terreno dismesso, situati nelle immediate vicinanze del centro storico di La Morra, in provincia di Cuneo.

Ispirato all’antico nome latino del paese, noto centro di riferimento per il turismo enogastronomico italiano e straniero, il progetto MURRAE prevede la realizzazione di moduli abitativisu diversi livelli richiamanti la tipologia del loft, abbinabili e modulabili tra loro, dotati ognuno di una vetrata a effetto “bioserra” affacciata su un panorama unico e mozzafiato, sistemi per l’utilizzo delle energie rinnovabili (pannelli solari e fotovoltaici), murature X-Lam, giardino con messa a dimora di piante di alto fusto e orti privati, posti auto e locali accessori.

MURRAE è un progetto pioneristico, che prevede unità abitative ad impatto zeroe completamente autonome da un punto di vista energetico, secondo le logiche della “Passive House”, in grado di esaltare proporzioni e spazi abitativi nel pieno rispetto della natura, che regna sovrana sul territorio circostante. Non solo bellezza estetica, ma anche ricerca del benessere interiore: l’ecobuilding prevede infatti una zona relax, dotata di piscina con sauna finlandese. Inoltre la salubrità del microclima interno è garantita dal sistema di riscaldamento, raffreddamento e ventilazione, interamente naturale.

In un’area altamente panoramica, la struttura esterna esalta l’integrazione con l’ambiente circostante: sia per un’attenta scelta dei materiali, come l’utilizzo di legname di recupero, delle finiture e delle cromie tradizionali, sia per le soluzioni architettoniche delle vedute, con l’inserimento di ampie e suggestive superfici vetrate che permettono l’interazione naturale degli spazi interni con il verde e l’ambiente esterno.

Il progetto, ideato dal Designer Sergio Sampò e da Tara Susanne Heap, americana residente da anni a La Morra con esperienze nel settore vitivinicolo, nell’interior design e nell’immobiliare (sono i creatori del boutique hotel Timeless, nel centro del paese) conta sull’appoggio di Banca AGCI, istituto di Bologna che ha da poco inaugurato una filiale a Torino. La banca, che ha sposato il progetto confermando così la propria attenzione per progetti sostenibili non solo da un punto di vista economico ma anche ambientale, offrirà consulenza e soluzioni agevolate per la compravendita.

“Abbiamo creduto in questo progetto” afferma Tara Heap “in una zona eccezionale e unica al mondo, quella delle Langhe, che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento dell’Unesco come patrimonio ambientale. Abito qui da anni e dopo l’esperienza di Timeless ho deciso di spingermi oltre nel trasformare le mie passioni per questa terra e per la natura in un progetto concreto. Con Sergio Sampò abbiamo ideato MURRAE, l’evoluzione pratica di una nuova filosofia progettuale, che si rivolge a chi abita in queste zone come ai turisti stranieri innamorati di queste terre e attenti al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse naturali, oltre che alla gestione dei propri consumi.

MURRAE è un progetto architettonico, ma è anche la dimostrazione della possibilità di vivere meglio, in modo sano e rispettoso della natura, eliminando il conflitto tra la materialità dei nostri bisogni e il rispetto dell’armonia dell’ambiente che ci circonda.

Per ulteriori informazioni sul progetto
www.murrae.it

Energy ManagerIl ruolo dell’esperto in gestione energetica, i consumi energetici in Italia, le opportunita dei sistemi fotovoltaici integrati e dell’autoconsumo

Uno dei compiti strategici per promuovere il concetto di sostenibilità e risparmio energetico è quello dell’Esperto in Gestione dell’Energia, figura professionale definita dall’art. 16 del DLgs 115/2008 e ripresa dall’Energy Manager di cui alla norma UNI CEI 11339:2009. L’Esperto in gestione dell’Energia è il “soggetto che ha le conoscenze, l’esperienza e la capacità necessarie per gestire ciò che riguarda l’energia all’interno di un’azienda o di un edificio, verificando i consumi, ottimizzandoli e promuovendo interventi mirati all’efficienza energetica e all’uso di fonti rinnovabili”.
Sempre più necessario sembra quindi essere un soggetto che riesca ad integrare gli interventi di efficienza energetica e gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili in un’unica soluzione tecnica, a fronte di un rientro economico interessante.

A questo riguardo, il 18 aprile 2014 è stato pubblicato il Decreto Legislativo 102/2014 che recepisce la direttiva europea 27/2012. Il decreto prevede necessariamente la figura di un soggetto che intervenga negli edifici del territorio nazionale al fine di:
effettuare interventi sugli immobili della Pubblica Amministrazione Centrale, in grado di ottenere un risparmio energetico cumulato nel periodo 2014-2020 di almeno 0,04 Mtep,
eseguire ogni 4 anni, a partire da dicembre 2015, una diagnosi energetica sulle grandi imprese volta a fornire informazioni sui dati di consumo, ma soprattutto, sui potenziali risparmi.
I soli soggetti che potranno effettuare tali interventi sono:
1. Esperti in gestione dell’energia (EGE)
2. Società di Servizi Energetici (ESCo)
3. Auditor Energetici

Le 3 tipologie di soggetti certificati saranno gli unici a consentire l’accesso ad aiuti economici per l’implementazione delle azioni di miglioramento dell’efficienza energetica

ALCUNI DATI DELLA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE
In base ai dati pubblicati in marzo 2013 nella Strategia Energetica Nazionale, l’attuale consumo finale lordo di energia in Italia è pari a circa 127,5 MTep, in particolare:
il calore (inteso come uso finale di energia ai fini di riscaldamento e raffrescamento) rappresenta la quota più importante, pari a circa il 45% del totale,
i consumi nei trasporti, rappresentano poco più del 30%,
i consumi elettrici si attestano a circa il 23%.
Consumi energetici in Italia, fonte dati: Strategia Energetica Nazionale
Guardando gli usi dal punto di vista settoriale i trasporti sono il settore a più alto consumo di energia finale (32%), seguito dagli usi industriali (26%) e residenziali (23%) e dai servizi (12-13%), mentre la Pubblica Amministrazione rappresenta il 2-3%.
Come evidenziato dal grafico di seguito, l’Italia ha un elevato potenziale di risparmio energetico non sfruttato, con numerosi interventi che offrono un ritorno economico positivo per il Paese, e per il singolo consumatore (per esempio, un edificio costruito secondo standard di efficienza energetica consente una riduzione dei consumi fino al 70% rispetto ad un edificio tradizionale).

Potenzialità degli interventi di efficienza energetica in Italia (Costo medio in €/tep), fonte dati: Strategia Energetica Nazionale
Numerose azioni di efficienza energetica hanno un ritorno economico positivo, con un “curva di costo” negativa ovvero con un investimento che viene ripagato dai risparmi economici conseguiti. Non si deve dimenticare, inoltre, che l’Italia vanta una consolidata tradizione industriale in molti settori fortemente interessati dalla diffusione dell’efficienza energetica, quali ad esempio elettrodomestici e domotica, illuminotecnica, caldaie, motori, inverter e smart grid, oltre ovviamente all’edilizia e all’automotive.
Gli stessi dati della Stategia Elettrica Nazionale indicano che tali azioni, che in una logica di investimenti dovrebbero realizzarsi spontaneamente, sono però ostacolate da numerose barriere all’adozione di tecnologie per l’efficientamento, diverse in base al settore. In particolare, molte barriere, oltre che in alcuni casi alla mancanza di capitale iniziale e quindi di ritorno dell’investimento, spesso sono dovute:
alla poca consapevolezza dei potenziali risparmi, soprattutto in ambito residenziale,
alla mancanza di competenze interne specializzate, in particolare in ambito industriale e dei servizi.
In questo senso è necessaria la presenza di un tecnico che riesca a valutare, attraverso un audit energetico quali siano i consumi del cliente finale e successivamente proporre gli interventi possibili, in termini di fattibilità tecnica e quelli ottimali in termini di risparmio energetico e rientro economico.

IL RUOLO RILEVANTE DELLA TECNOLOGIA FOTOVOLTAICA INTEGRATA AD ALTRI IMPIANTI
Produrre energia in proprio è diventata una necessità di risparmio energetico ed economico e la tecnologia fotovoltaica, ormai matura in Italia, è protagonista sia in ambito residenziale, che industriale e dei trasporti. Se un edificio è dotato di un impianto fotovoltaico, spostare i consumi da altri vettori all’elettricità consente di massimizzare l’autoconsumo e migliorare notevolmente la convenienza economica dell’investimento.
Ad oggi l’impianto fotovoltaico non deve essere più visto come puro investimento speculativo, ma come un beneficio economico sul consumo elettrico dell’utente. Chi investe su un impianto fotovoltaico oggi si assicura contro gli imprevisti del mercato energetico di domani, attenuando gli effetti delle oscillazioni dei costi del kWh prelevato.
Se poi all’impianto fotovoltaico si aggiunge una gestione intelligente dei carichi, arrivando ad un aumento dell’autoconsumo dal 30% al 70%, il tempo di rientro dell’investimento può diminuire di ben 2 anni. Altra applicazione innovativa è quella di integrare l’impianto con l’uso di pompe di calore che apportano un netto risparmio sul consumo di gas.
L’edificio è ormai un’integrazione tra involucro ed impianto ed il risparmio e l’efficienza energetica sono elementi imprescindibili.
Il sistema edificio-impianto si configura quindi come un sistema che permette di:
Autoconsumare tutta l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico
Ridurre i consumi di gas integrando pompe di calore e impianto fotovoltaico
Accumulare energia termica ed elettrica attraverso sistemi connessi alla rete
Alimentare i veicoli elettrici sfruttando l’energia prodotta
Risparmiare grazie agli sgravi fiscali.

 

A cura di: Ing. Erica Bianconi, Gruppo NGT (Rener-Eurosatellite)

Contributi, agevolazioni e nuove regole 2014-2017 per immobili e locazioni, per far fronte all’emergenza abitativa in Italia.


Tasse sulla casa

Il DL 47/2014 conv. con modif. dalla L 80/2014 (GU 27 maggio 2014, n. 121) contiene agevolazioni sugli immobili, misure per il recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica e il contrasto all’occupazione abusiva, detrazioni fiscali Irpef  per il conduttore di alloggi sociali e, in caso di canone concordato, riduzione dell’aliquota sulla cedolare secca.

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Contributi affitto

Il Governo ha finanziato con 100 milioni di euro per il 2014 e 2015 il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione (art. 11, L. 431/1998), che elargisce contributi integrativi per il pagamento dell’affitto ai conduttori con basso reddito. Inoltre è stato aumentato lo stanziamento per il Fondo per gli inquilini morosiincolpevoli (art. 6, co. 5, D.L. 102/2013) fino a: 15,73 milioni per il 2014; 12,73 per il 2015; 59,73 per il 2016; 36,03 per il 2017; 46,1 per 2018 e 2018; 9,6 per il 2020.

Per immobili e alloggi di edilizia residenziale e pubblica, è previsto un programma di razionalizzazione erecupero delle strutture (Iacp, Comuni, ecc.): una volta resi disponibili, si procede all’assegnazione ai richiedenti soggetti a sospensione delle procedure esecutive di rilascio (art. 1, co. 1, L. 9/2007) oppure conduttori che dispongano di reddito familiare lordo annuale inferiore a 27mila euro o che abbiano nel proprio nucleo familiare soggetti che abbiano superato il sessantacinquesimo anno di età, malati terminali o portatori di handicap con invalidità che superi il 66%, ma che non abbiano una seconda abitazione nella regione in cui risiedono adeguata a ospitare la famiglia, o conduttori con figli a carico.

=> In dettaglio: agevolazioni per alloggi sociali e Fondo Affitti

Occupazione abusiva

Per quanto riguarda la lotta alle locazioni in nero è necessario, ai fini della richiesta di residenza anagrafica e collegamento ai servizi pubblici, il regolare contratto che attesti l’utilizzo legale dell’immobile. Sono considerati nulli, a far data dal 28 maggio scorso, tutti gli atti di allacciamento all’energia elettrica, gas, servizi idrici e telefonia fissa privi dei dati che identifichino il richiedente e il titolo che comprova la proprietà dell’immobile, il suo possesso o la sua detenzione. In caso di occupazione abusiva di alloggi di edilizia pubblica, i soggetti colpevoli non possono partecipare alle procedure di assegnazione di alloggi per un periodo di 5 anni successivi all’accertamento dell’abuso.

Contratti in nero

In seguito alla Sentenza 14 marzo 2014, n. 50 della Corte Costituzionale, secondo cui la mancata registrazione del contratto di locazione entro i termini, o la registrazione di un canone inferiore a quello reale, o di un contratto di comodato falso, provocano l’individuazione d’ufficio di un canone annuo costituito dal triplo della rendita catastale dell’immobile, il Governo ha introdotto una clausola di salvaguardia per le locazioni registrate ex art. 3, co. 8 e 9, DLgs. 23/2011, secondo cui i rapporti giuridici insorti in seguito a tali contratti restano inalterati fino al 31 dicembre 2015.

Sgravi e incentivi

I contratti di locazione di alloggi sociali utilizzati come abitazione principale beneficiano di una detrazione d’imposta per il 2014/2016 pari a 900 euro se il titolare ha un reddito non superiore a 15.493,71 euro e 450 euro se il reddito è compreso tra 15.493,71 euro e 30.987,41 euro. Vantaggi sono anche previsti per l’acquisto di grandi elettrodomestici effettuati tra il 6 giugno 2013 e il 31 dicembre 2014 (Bonus Mobili), che beneficia della detrazione Irpef anche se la somma supera quella della ristrutturazione edilizia collegata. Per l’acquisto di arredi è invece previsto un limite fissato a 10,000 euro.

Cedolare secca

Per quanto riguarda la cedolare secca, è stata individuata una riduzione dell’aliquota dal 15% al 10% per il 2014-2017 nei contratti a canone concordato, come dettato dall’art. 3, co. 2, quarto periodo, DLgs 23/2011. Si può scegliere l’applicazione per immobili abitativi locati a cooperative edilizie per la locazione ed enti senza scopo di lucro che li subaffittino a studenti universitari e li mettano nelle disponibilità dei Comuni, rinunciando all’aggiornamento del canone di locazione o assegnazione. È concesso il beneficio anche per i contratti sottoscritti nei Comuni che nei precedenti 5 anni abbiano subito eventi calamitosi tali da deliberare lo stato di emergenza.

Fonte: dl 47/2014

Un sindaco calabrese, grazie al fotovoltaico, ha azzerato la Tasi per i suoi cittadini

Tra “taglia-incentivi”, “sblocca-trivelle” e moratorie regionali c’è ancora chi crede alle fonti rinnovabili. È il caso di Antonio Cersosimo, sindaco di San Lorenzo Bellizzi, in provincia di Cosenza, Comune situato tra riserve naturali e promontori, ricco di flora e fauna selvatica dove corrono e volano liberi cinghiali, grifoni, falchi, volpi, lupi. Qui i neanche 700 abitanti non pagheranno per l’anno 2014 la famigerata Tasi (Tassa sui servizi indivisibili) proprio grazie al fotovoltaico. E i proprietari degli immobili situati nel centro storico che decideranno di ristrutturare la loro casa saranno esentati dal pagamento delle tasse per 5 anni.

 

Due anni fa, sfruttando i generosi incentivi del quinto Conto Energia, il sindaco Antonio Cersosimo ha deciso di investire sul fotovoltaico installando tre impianti (da 13 MW) nei terreni situati nei Comuni di Corigliano Calabro, Cassano allo Ionio e Francavilla Marittima, dove vigeva l’autorizzazione per l’installazione su serra. Un’operazione che ha permesso di risparmiare 90.000 euro all’anno, portando in attivo il bilancio economico della città e permettendo di abbassare così le tasse ai cittadini, eliminando anche la Tasi.

 

Secondo Cersosimo l’investimento fatto nel 2012 ha portato benefici economici già dall’anno successivo all’acquisto, e garantirà un introito per i prossimi 25 anni. Anche se, per il futuro, il sindaco non appare molto ottimista: “Speriamo di poter ripetere l’eliminazione della Tasi anche per i prossimi anni. Dipende però dai tagli dello Stato centrale, che ogni anno aumentano sempre di più”, ha detto Cersosimo contattato da Tuttogreen. E poi, continua il sindaco, “con la nuova normativa sugli incentivi diventa difficile continuare a puntare sul solare. Prima il sussidio riusciva a coprire l’investimento iniziale, ora non è più così”.

 

Tuttavia, San Lorenzo Bellizzi è una vera e propria un’oasi nel deserto. Soprattutto di questi tempi, in cui le rinnovabili sono spesso viste più come un problema che come una soluzione, a livello sia centrale che locale. Con lo “spalma-incentivi” per ridurre le bollette alle Pmi si è parlato solo di quanto i sussidi al settore (effettivamente tra i più alti al mondo) pesino sulle bollette dei consumatori e di come, a causa di una remunerazione troppo generosa del capitale investito, si siano favorite posizioni di rendita. Dal canto loro le Regioni vanno avanti a colpi di moratorie e provvedimenti ad hoc per bloccare nuovi impianti da rinnovabili, soprattutto quelli eolici, perché ritenuti troppo impattanti visivamente e quindi dannosi per il turismo. Il tutto mentre il Governo Renzi sembra guardare solo al petrolio e al gas e punta sullo “sblocca-Italia”, che accentra il potere per velocizzare la ricerca e l’estrazione di idrocarburi ma nulla dice sulle rinnovabili.

 

Inoltre, la decisione del sindaco di togliere la Tasi è stata presa in totale contrasto con la logica della circolare dell’Agenzia delle Entrate dello scorso dicembre, che prevede per la produzione di energia attraverso un impianto fotovoltaico installato su tetto (superiori a 3 kW) un aggravio fiscale. In altre parole, la Tasi e le altre imposte sugli immobili aumentano perché gli impianti fotovoltaici fanno variare la rendita catastale. A dispetto di chi si sceglie questa fonte energetica proprio per diminuire la bolletta elettrica e risparmiare.

 

“Il caso di San Lorenzo Bellizzi – commenta Agostino Re Rebaudengo, presidente di AssoRinnovabili – ben rappresenta un esempio virtuoso dei benefici connessi alla produzione di energia rinnovabile. Dimostra, inoltre, quanto sia miope e controproducente la strategia messa in atto dal Governo con una norma come lo spalma incentivi, che danneggerà gravemente il settore. Facciamo quindi i nostri complimenti ad un’amministrazione comunale che ha visto nel fotovoltaico un’opportunità per migliorare la qualità della vita sul proprio territorio sia da un punto di vista ambientale che da un punto di vista economico. Un esempio – conclude Re Rebaudengo – che speriamo sia presto seguito da molti altri comuni”.

REQUISITI ACUSTICI PASSIVI D.P.C.M. 5/12/97

Consiglio Superiore dei

Lavori Pubblici

* * * Prima Sezione

Adunanza del 26.06.2014 N. del Protocollo 12/2014

Oggetto: RICHIESTA DI PARERE IN MERITO AL RISPETTO DEI REQUISITI ACUSTICI PASSIVI IN CASO DI RISTRUTTURAZIONI.
AFFARI GENERALI

LA SEZIONE

VISTA la nota del Servizio Tecnico Centrale prot. n. 000125/R.I. del 14.03.2014, pervenuta alla Presidenza del Consiglio Superiore in data 19.03.2014, con la quale è stato richiesto il parere della Sezione sull’affare in argomento;

VISTA la nota n. 002198/RU del 28.03.2014 di costituzione della Commissione Relatrice;

ESAMINATI gli atti alla suddetta nota allegati;

UDITA la Commissione Relatrice (D’ANTONIO, AVAGNINA, BIANCHI, COPPA)

PREMESSO

Il Servizio Tecnico Centrale, con nota prot. n. 000125/R.I. del 14.03.2014, pervenuta alla Presidenza del Consiglio Superiore in data 19.03.2014 ed acquisita al n. prot. 12/2014, ha richiesto il parere della Sezione riguardo alla nota dell’Amministrazione Centrale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza n. prot. 0013086 in data 3.03.2014 pervenuta al Servizio stesso in data 7.03.2014 ed acquisita al n. prot. 001517, che si riportano entrambe di seguito integralmente:

“Con nota 0013086 del 03.03.2014, acquisita al protocollo STC al n. 1517 del 07.03.2014 e che si allega, il Direttore Generale dell’Area Gestione Edilizia dell’Università di Roma Sapienza ha chiesto un parere riguardante i limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi in caso di ristrutturazione di edifici esistenti nonché sui limiti da applicarsi nel caso di edifici a destinazione d’uso promiscua.

Date le elevate specificità tecniche delle questioni poste, si ritiene necessario richiedere l’esame e parere della competente Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.”

“Come ben noto, alla base della normativa vigente riguardante la tutela dall’inquinamento acustico, c’è la Legge 447 del 1995 (Legge Quadro sull’inquinamento Acustico), che prevede l’emanazione di diversi provvedimenti attuativi, tra i quali quello riguardante i requisiti acustici passivi degli edifici (art. 3, comma 1, lettera e della Legge 447/95).

Il provvedimento in questione è stato emanato con D.P.C.M. 5/12/1997 (Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici), che determina i requisiti acustici passivi e quelli delle sorgenti sonore interne agli edifici, al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore, e prescrive i limiti espressi in decibel che gli edifici costruiti dopo la sua entrata in vigore devono rispettare.

Per quanto riguarda le ristrutturazioni di edifici esistenti il provvedimento attuativo ancora deve essere emanato.

Infatti, la stessa Legge Quadro, all’art. 3, comma 1, lettera f, prevede l’emanazione di indicazioni, con Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e con il Ministero dei Trasporti e della Navigazione, dei criteri per la

progettazione, l’esecuzione e la ristrutturazione delle costruzioni edilizie e delle infrastrutture dei trasporti, ai fini della tutela dall’inquinamento acustico.

Ad oggi tale decreto ancora deve essere emanato e quindi non sono previsti dei limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi nel caso di ristrutturazione di edifici esistenti.

Ad avvalorare quanto sostenuto è lo stesso art. 1 del D.P.C.M. 5/12/1997, in cui al comma 1 riporta che “Il presente decreto in attuazione dell’art. 3, comma 1, della legge 26 ottobre 1995, n. 447, determina i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e dei toro componenti in opere, al fine di ridurre l‘esposizione umana al rumore” e al comma 2 riporta che “I requisiti acustici delle sorgenti sonore diverse da quelle di cui al comma 1 sono determinati dai provvedimenti attuativi previsti dalla legge 26 ottobre 1995, n. 447”, quindi nel caso di ristrutturazioni non si applicano i limiti del D.P.C.M. 5/12/1997 ma del Decreto, ancora non emanato, previsto dalla lettera f, comma 1, art. 3 della Legge Quadro.

A tal riguardo risulta ovvio che i requisiti acustici passivi potenzialmente raggiungibili con nuove costruzioni non sono proponibili in molti casi di ristrutturazioni edilizie di edifici esistenti.

Nello specifico l’Ateneo si trova a dover ristrutturare un edificio di circa 20.000 m2 a destinazione d’uso mista, uffici, aule didattiche, laboratori, studi docenti, ecc., e quindi solo in parte con destinazione d’uso prevista dalla categoria E (edifici adibiti ad attività scolastiche a tutti i livelli e assimilabili) del D.P.C.M. 5/12/1997. La percentuale con destinazione d’uso per attività didattiche è circa il 20% della superficie totale.

L’intervento di ristrutturazione, per la parte inerente il rispetto dei requisiti acustici passivi stabiliti per la categoria E per l’intero edificio richiederebbe uno sforzo economico notevole e per alcuni locali, non realizzabile.

Tutto ciò premesso si chiede a Codesto spettabile Ministero di voler esprimere il parere in merito ai limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi in caso di ristrutturazione di edifici esistenti e quali limiti applicare nel caso di edifici a destinazione d’uso promiscua.”

CONSIDERA TO

La Sezione preliminarmente rileva che l’Amministrazione Centrale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, con la nota n. prot. 0013086 in data 3.03.2014 integralmente riportata nelle Premesse, ha richiesto un parere in merito alle modalità di applicazione delle disposizioni di cui al D.P.C.M. 5 dicembre 1997 “Determinazione dei requisiti acustici degli edifici” in caso di interventi di ristrutturazione di edifici esistenti, ed in particolare ha richiesto di esprimere “il parere in merito ai limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi in caso di ristrutturazione di edifici esistenti e quali limiti applicare nel caso di edifici a destinazione d’uso promiscua.”.

Al riguardo si rammenta che il D.P.C.M. sopra richiamato è stato emanato in attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera e) della legge 26 ottobre 1995, n. 447 “Legge quadro sull’inquinamento acustico” ed all’articolo 1 “Campo di applicazione” stabilisce quanto segue:

“1. Il presente decreto, in attuazione dell’art. 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, determina i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti in opera, al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore.

2. I requisiti acustici delle sorgenti sonore diverse da quelle di cui al comma 1 sono determinati dai provvedimenti attuativi previsti dalla legge 26 ottobre 1995, n. 447.”

In merito la Sezione rileva, pertanto, che il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 ha come campo di applicazione “gli edifici ed i loro componenti in opera”.

Le disposizioni del suddetto D.P.C.M. risultano direttamente attuative, ad eccezione di quanto riguarda le “sorgenti sonore diverse da quelle di cui al comma 1”, che peraltro non riguardano la fattispecie in argomento, per le quali i requisiti acustici sono invece determinati dai provvedimenti attuativi previsti dalla legge 26 ottobre 1995, n. 447.

Pertanto, ad avviso della Sezione, ai fini della trattazione del quesito formulato non rileva la circostanza che non sia stato ancora emanato il decreto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera f) della sopra richiamata legge 447/1995, che riguarda “l’indicazione, con uno o più decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei criteri per la progettazione, l’esecuzione e la ristrutturazione delle costruzioni edilizie e delle infrastrutture dei trasporti, ai fini della tutela dall’inquinamento acustico”. Tale decreto (o decreti) infatti

indicherà i “criteri per la progettazione, l’esecuzione e la ristrutturazione delle costruzioni edilizie” ferma restando, allo stato della normativa vigente, la determinazione dei requisiti acustici degli edifici già operata con il suddetto D.P.C.M. 5 dicembre 1997.

Di conseguenza, la Sezione non condivide l’osservazione riportata nella sopra citata dell’Amministrazione Centrale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, secondo cui “(…) Ad oggi tale decreto ancora deve essere emanato e quindi non sono previsti dei limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi nel caso di ristrutturazione di edifici esistenti.”, né tanto meno la successiva, in cui si afferma che “(…) quindi nel caso di ristrutturazioni non si applicano i limiti del D.P.C.M. 5/12/1997 ma del Decreto, ancora non emanato, previsto dalla lettera f, comma 1, art. 3 della Legge Quadro.”.

In merito si rileva che il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 nel definire come campo di applicazione “gli edifici ed i loro componenti in opera”, non ha precisato che la normativa introdotta si applica soltanto alle nuove costruzioni; di conseguenza, a parere della Sezione, le relative disposizioni, ed in particolare il rispetto ed il soddisfacimento dei requisiti acustici passivi, devono essere applicate anche in caso di ristrutturazioni di edifici esistenti che prevedano il rifacimento anche parziale di impianti tecnologici e/o di partizioni orizzontali o verticali (solai, coperture, pareti divisorie, ecc.) e/o delle chiusure esterne dell’edificio (esclusa la sola tinteggiatura delle facciate), oppure la suddivisione di unità immobiliari interne all’edificio, cioè in definitiva tutti gli interventi di ristrutturazione che interessino le parti dell’edificio soggette al rispetto dei requisiti acustici passivi regolamentati dal D.P.C.M. 5 dicembre 1997, come desumibile dal decreto stesso.

Al riguardo si richiamano anche i numerosi pareri resi su tale materia dal Ministero dell’Ambiente, reperibili anche sul web, tra cui il parere reso con Circolare prot. n. 3632/SIAR/98 del 1.09.1998, nel quale si afferma:

“(…) Il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 è sicuramente da applicare per gli edifici di nuova costruzione e per la ristrutturazione di edifici esistenti.

Per ristrutturazione di edifici esistenti si intende il rifacimento anche parziale di impianti tecnologici, delle partizioni orizzontali e verticali degli edifici, il rifacimento delle facciate esterne, verniciatura esclusa.

(…)”

Analoghe precisazioni si rinvengono in numerose normative regionali e linee guida in materia acustica.

In definitiva, pertanto, si ritiene che vadano rispettati i limiti previsti dalla normativa (D.P.C.M. 5 dicembre 1997) nel caso di rifacimento anche parziale di impianti tecnologici di particolare rumorosità, quali quelli previsti per gli impianti di riscaldamento/condizionamento, o impianti per laboratori tipo: officine meccaniche, laboratori sale prove motori, gallerie del vento, o altri che producano livelli analoghi di rumorosità. Anche nel caso delle partizioni orizzontali e verticali, nel caso di rifacimento si applicano i limiti di cui sopra, mentre non vanno seguite le prescrizioni della D.P.C.M. 5 dicembre 1997 nel caso di semplice tinteggiatura e restauro parziale delle pareti e/o intonaci esistenti.

Per quanto concerne la seconda parte del quesito, ossia “quali limiti applicare nel caso di edifici a destinazione d’uso promiscua” si rileva che l’edificio da ristrutturare a cui si fa riferimento nella richiesta di parere è “un edificio di circa 20.000 m2 a destinazione d’uso mista, uffici, aule didattiche, laboratori, studi docenti, ecc., e quindi solo in parte con destinazione d’uso prevista dalla categoria E (edifici adibiti ad attività scolastiche a tutti i livelli e assimilabili) del D.P.C.M. 5/12/1997. La percentuale con destinazione d’uso per attività didattiche è circa il 20% della superficie totale.”

In merito a tale aspetto la Sezione osserva che, nel quadro normativo di riferimento, non sono rinvenibili disposizioni circa gli edifici a “destinazione mista” ai fini della determinazione dei relativi requisiti acustici passivi indicati nella Tabella B del DPCM 05/12/1997.

In riferimento a tale fattispecie la Sezione ritiene che, ove sia possibile determinare, con chiarezza e in via permanente, le differenti destinazioni d’uso presenti all’interno di uno stesso immobile, agli ambienti facenti capo alla medesima destinazione d’uso debbano essere applicati i pertinenti requisiti acustici passivi sopra richiamati, considerando le divisioni fra ambienti contigui a diversa destinazione d’uso come elementi separatori fra diverse unità immobiliari.

Ove invece sia prevista in fase progettuale una destinazione d’uso variabile nel tempo, i requisiti acustici passivi da assumere a riferimento dovranno essere quelli riferiti alla destinazione d’uso per i quali gli stessi assumono i valori più elevati.

Ciò rilevato in linea generale, tenuto conto che l’intervento di cui trattasi a cui si fa riferimento nella richiesta di parere è localizzato nel Comune di Roma, si richiamano altresì, per quanto pertinente, le disposizioni di cui alla legge regionale del Lazio 3 agosto 2001, n. 18 “Disposizioni in materia di inquinamento acustico per la pianificazione ed il risanamento del territorio – modifiche alla Legge regionale 6 agosto 1999, n. 14” e le disposizioni in materia acustica emanate dal Comune di Roma. In particolare si rammentano gli adempimenti relativi all’obbligo di produrre la “Valutazione previsionale di clima acustico” di cui all’art. 8, c. 3 lett. a) (edifici scolastici) ed all’art. 19 della sopra citata L.R. 3 agosto 2001, n. 18.
Tutto ciò premesso, nei suesposti Considerato

E’ IL PARERE

della Sezione reso all’unanimità.
LA COMMISSIONE RELATRICE

Dott. Arch. Maria Elisabetta D’ANTONIO

………………………….. Dott. Arch. Mario AVAGNINA

………………………….. Prof. Dott. Paolo COPPA

………………………….. Prof. Ing. Francesco BIANCHI

…………………………..

Il Segretario ___________________

Ing. Francesca Maria BENEVENTO

Visto: Il Presidente incaricato _________________________

Dott. Ing. Giovanni GUGLIELMI