Ambiente

Troppo rumore a scuola: i bambini faticano a studiareTroppo rumore a scuola: i bambini faticano a studiare

Troppo rumore a scuola, dalle aule alle mense. L’ allarme viene rilanciato dalle associazioni delle famiglie con bambini sordi che utilizzano protesi e impianti. Ma non soltanto. Il rumore disturba tutti i bambini e ha conseguenze sull’ apprendimento, a sostenerlo è il superspecialista della sordità Sandro Burdo, chirurgo all’ ospedale Buzzi. Che aggiunge: quando sono necessari ben vengano gli interventi strutturali nelle scuole, come ha fatto il Comune in una elementare, ma ce ne sono anche a costo zero, a partire dalle abitudini di maestre e professori, che dovrebbero parlare più lentamente. Dai feltrini sotto i banchi alla loro disposizione in classe (sempre frontali davanti all’ insegnante, bocciato il «ferro di cavallo, chi sta ai lati fa fatica»), alle pareti disomogenee («con carte geografiche e librerie, per ridurre il riverbero») ma conta anche la posizione della maestra nell’ aula («mentre parla non deve camminare e spostarsi nella classe»), ecco che cosa si potrebbe e dovrebbe fare subito, secondo l’ esperto. Soprattutto, attenzione alla velocità: le maestre dovrebbero parlare lentamente, spiega Burdo. «I bambini riconoscono un certo numero di parole al minuto a seconda dell’ età, dalle 30 all’ asilo alle 80 alle medie, se la maestra accelera li perde. Abbiamo svolto un’ indagine nelle scuole e quando il rumore e la velocità di eloquio aumentano c’ è il calo di attenzione». Sensibilizzare sulle conseguenze dell’ inquinamento acustico anche chi non ha problemi di sordità è la battaglia dei genitori di bambini che utilizzano protesi o impianti cocleari. «La confusione per loro è un problema. Mio figlio in mensa è costretto a spegnere l’ apparecchio. E in strada per farmi sentire devo utilizzare il microfono collegato al suo impianto – racconta Mélanie Remaud, mamma di un bambino diventato sordo dopo una terapia con antibiotici e operato dal professor Burdo all’ ospedale di Varese tre anni fa -. Per fortuna con gli impianti mio figlio fa una vita normale, l’ intervento è stato una salvezza. Ma resta il problema del rumore di certi ambienti, insopportabile per i bambini come lui: i suoni si mescolano, sono costretti a “spegnere”». Bambini sordi, «in Lombardia nascono così 150 bimbi ogni anno, e la percentuale passa dall’ uno al tre per mille con il crescere dell’ età, fino ai dieci anni – spiega Antonio Cesarani, ordinario di audiologia al Policlinico -. La Regione ha appena approvato lo screening in tutte le neonatologie». Il rumore a loro cambia la qualità della vita. Ma mette in difficoltà anche gli altri bambini. «Sono in aumento anche le otiti catarrali – spiega lo specialista -. Oggi ne soffre un bimbo su due e quando hanno questo problema sono particolarmente disturbati dal rumore». Federica Cavadini fcavadini@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA **** Hanno detto Sandro Burdo Calo di attenzione se in classe c’ è confusione. Ma anche quando le insegnanti parlano troppo velocemente null Mélanie Remaud Mio figlio con gli impianti fa una vita normale, ma in mensa è costretto a non usarli. Non resiste

Cavadini Federica

Energy manager: una risorsa preziosa per l’efficienza energeticaEnergy manager: una risorsa preziosa per l’efficienza energetica

15 November 2013, 3:04 pm
energy manager 2012
L’energy manager è la risorsa fondamentale per fare efficienza energetica nelle imprese e negli enti, eppure ancora oggi è largamente inutilizzato nel settore pubblico e spesso non valorizzato adeguatamente nemmeno in quello privato. Nell’articolo si forniscono le informazioni di base su chi sono gli energy manager.

Pubblicato su Green Business.

La maggior parte delle organizzazioni ha compreso che l’efficienza energetica rappresenta un’opportunità importante per conseguire dei risparmi in bolletta e dunque alleviare una struttura costi perennemente in crescita. Un numero inferiore di soggetti si è soffermato a ragionare sulla reale portata dell’efficienza, che non consente solo di risparmiare, ma anche di rivedere i propri processi nell’industria e di ripensare i propri prodotti e servizi per partecipare alla transizione verso la green economy.
In entrambi i casi il primo passo per cogliere le opportunità è avere a disposizione un bravo energy manager. Non solo si tratta di una figura fondamentale per affrontare efficacemente il tema dell’efficienza energetica all’interno di un’organizzazione, ma in alcuni casi anche di un obbligo normativo, visto che la legge 10/91 richiede a tutti i soggetti del settore industriale con consumi annui superiori ai 10.000 tep – e a 1.000 tep per gli altri settori – di provvedere alla nomina annuale del “responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”, inoltrando apposita documentazione alla FIRE (http://em.fire-itaia.org). Una nomina che può essere effettuata anche da chi non raggiunge tali soglie di consumo, soprattutto se si desidera partecipare direttamente allo schema di incentivazione dei certificati bianchi.

L’energy manager idealmente è un dirigente di livello elevato, con accesso all’amministratore delegato e alla guida di un team di energy management, responsabile inoltre del sistema di gestione dell’energia (ISO 50001). Questo è in effetti il caso di alcune grandi realtà. Al calare della dimensione aziendale tende a venire meno il team di supporto o a diminuire la posizione dell’organigramma, scelte che portano a una riduzione dell’efficacia dell’azione dell’energy manager, ma che sono giustificate dalla contestuale diminuzione della bolletta annua (e.g. un’azienda che consuma 10.000 tep/anno ha un costo annuo dell’energia nell’ordine dei 5-7 milioni di euro, cui possono corrispondere risparmi annui incrementali superiori ai 100-300 mila euro). Nelle organizzazioni più piccole l’energy manager è spesso un consulente esterno, con i pregi e difetti di tale soluzione.

I dati al 2012 parlano di 1.532 energy manager nominati dai soggetti obbligati, cui si sommano 399 energy manager locali (ossia collegati ad aziende multisito). Ad essi vanno aggiunti 143 nomine pervenute tardivamente (più 17 locali) e 530 inviate da soggetti non obbligati dalla legge (più 102 locali). Volendo comprendere tutti si tratta dunque di 2.723 nominati, un dato in leggera crescita, più che altro sul fronte dei soggetti non obbligati. Quello che colpisce, sulla base delle stime della FIRE, è l’inadempienza della P.A. Solo due amministrazioni centrali, 7 regioni, 43 province, 36 comuni capoluogo e 69 altri comuni hanno nominato contro un migliaio di presumibili obbligati. Molto meglio va per fortuna nell’industria, con percentuali stimate di adempienza anche superiori al 90% nei comparti energivori.

Dal punto di vista del profilo, l’energy manager ha idealmente una base di competenze tecniche, soprattutto al diminuire della dimensione aziendale, quando il ruolo di realizzare azioni di efficientamento ricade su di lui e non su di un team allargato. L’ENEA con la FIRE dagli anni novanta, ma anche numerosi altri soggetti più di recente, offrono corsi di formazione e di aggiornamento per questa figura.

Dal 2009 è disponibile inoltre la norma UNI CEI 11339, che consente di certificare l’energy manager come Esperto in gestione dell’energia (EGE). La certificazione come EGE richiede il possesso di requisiti esperienziali e il superamento di un esame. Il primo organismo ad essere accreditato per rilasciare la certificazione è il Secem (www.secem.eu).

Bonus 65% risparmio energetico

 

Il bonus fiscale per il risparmio energetico è stato prorogato di un anno per i condomini e di sei mesi per i privati cittadini, passando dal 55 al 65%. Questo è stato possibile grazie all’accesso al fondo di Kyoto, gestito dalla cassa depositi e prestiti. Le parti della nostra abitazione che permettono un maggiore risparmio energetico, in caso di ristrutturazione, sono i tetti e le facciate: è al rifacimento di questi che si punta, con lo scopo di portare il consumo medio degli edifici alla soglia esemplare dei 16 KWh per mq all’anno.

Nel dettaglio, per i privati la detrazione sarà possibile per i lavori eseguiti entro il 31 Dicembre del 2013, mentre per i condomini la data ultima sarà il 30 Giugno 2014. Bisogna tenere ben presente che le detrazioni non riguardano le spese per la sostituzione degli impianti di riscaldamento ad alta efficienza e per gli scaldabagni, ma è rivolto alle seguenti quattro categorie:

interventi per il risparmio energetico generali degli edifici.
interventi sulle facciate esterne degli edifici.
installazione di pannelli solari.
sostituzione dei climatizzatori invernali.

Per quando riguarda i lavori strettamente legati agli edifici, si potrà detrarre un valore massimo di 100.000 euro che potrà essere recuperato in dieci anni, mentre, per i pannelli solari, il valore massimo sarà di 60.000 euro. Per gli impianti di climatizzazione invernale, la quota detraibile scende a 30.000 euro, sempre ripartiti in dieci anni. Infine, una novità molto apprezzata del nuovo decreto, è la possibilità di usufruire di un bonus anche per la sostituzione degli elettrodomestici con quelli a risparmio energetico di classe A o A+, fino ad un tetto massimo di 10.000 euro. Per usufruire delle detrazioni è necessario effettuare i pagamenti tramite bonifici bancari o postali, ricordandosi di indicare l’apposita causale di versamento per le ristrutturazioni per il risparmio energetico, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partiva Iva del soggetto a favore del quale il bonifico viene emesso.

Rsiparmio energetico a costo zero grazie alle EscoRisparmio energetico a costo zero grazie alle ESCo

Numerose opportunità di risparmio energetico vengono tralasciate perché troppo onerose da finanziare, oppure perché considerate non essenziali. Ad esempio, ad un Comune possono mancare i fondi necessari per investimenti in efficienza energetica e impianti a fonti rinnovabili (in particolare, da quando vige il patto di stabilità), o invece un’azienda può considerare quello energetico un tema marginale rispetto alla propria attività principale. Più spesso ancora avviene che aziende ed enti pubblici non siano in grado di valutare i risparmi energetici ed economici conseguibili e soprattutto non siano a conoscenza delle opportunità che hanno a disposizione per affrontare questi problemi. Eppure oggi esistono imprese specializzate nella identificazione e conseguimento del risparmio energetico a costo zero per i committenti, le cosiddette Società di servizi energetici o ESCo.

Le ESCo (Energy Service Company) sono nate negli Stati Uniti verso la fine degli anni ’70 a seguito della crisi energetica che aveva provocato bruschi aumenti dei prezzi dell’energia. Fu allora che alcuni produttori di sistemi di controllo e di regolazione energetica, alcune società di consulenza energetica e i dipartimenti tecnici dei grandi produttori e distributori di energia, identificarono una nuova modallità per vendere le soluzioni tecnologiche da loro sviluppate, e cioè finanziarle direttamente. La cosa ebbe successo e la domanda di questo tipo di soluzione aumentò progressivamente, portando alla nascita di società autonome e dedicate.
Da alcuni anni, e a seguito del forte impulso fornito dalla Direttiva 2006/32/Ce sull’efficienza degli usi finali dell’energia, queste società si sono diffuse anche in Italia.

Il primo riconoscimento formale del ruolo delle ESCo avviene con il Dm 20 luglio 2004, nelle cui Linee guida si legge che le ESCo sono le “società, comprese le imprese artigiane e le loro forme consortili, che (…) hanno come oggetto sociale, anche non esclusivo, l’offerta dei servizi integrati per la realizzazione e l’eventuale successiva gestione di interventi per la riduzione dei consumi energetici”.

Il Dm 30 maggio 2008 specifica poi che la ESCo è una “persona fisica o giuridica che fornisce servizi energetici, ovvero altre misure di miglioramento dell’efficienza energetica nelle installazioni o nei locali dell’utente e, ciò facendo, accetta un certo margine di rischio finanziario. Il pagamento dei servizi forniti si basa, totalmente o parzialmente, sul miglioramento dell’efficienza energetica conseguito e sul raggiungimento degli altri criteri di rendimento stabiliti”.
Il meccanismo di base
Le ESCo sono soggetti specializzati, che:
• reperiscono le risorse finanziarie richieste,
• eseguono la diagnosi energetica, lo studio di fattibilità e la progettazione,
• realizzano l’intervento,
• conducono, post intervento, la manutenzione e l’operatività.
Esse agiscono utilizzando, quando necessario, il meccanismo del Finanziamento Tramite Terzi (FTT).
In pratica, le ESCo offrono – a costo zero per l’ente pubblico o l’azienda – la diagnosi, il progetto, gli interventi di efficientamento e la gestione energetica post intervento. Stipulano con l’ente pubblico o l’azienda un particolare contratto che consente loro di retribuirsi con i risultati dell’intervento (risparmio energetico) e con gli incentivi nazionali all’efficienza energetica e alle rinnovabili.
Gli interventi delle ESCo
Le ESCo agiscono in tutti gli ambiti in cui un singolo intervento o la combinazione di diversi interventi possono generare risparmi di energia. Da un punto di vista generale, le ESCo possono dunque proporre progetti che integrano interventi di efficienza energetica e impianti a fonti rinnovabili. In linea di massima, finora le ESCo si sono però particolarmente specializzate nei settori dell’efficienza energetica e degli impianti di produzione di energia che danno diritto ai Certificati Bianchi e cioè:

• climatizzazione degli ambienti con recuperi di calore in edifici precedentemente climatizzati con energia non rinnovabile,
• impianti a biomassa per produzione di calore, pannelli solari, calore geotermico a bassa entalpia, impianti cogenerativi,
• illuminazione pubblica, illuminazione d’interni commerciali e industriali, ecc.

In linea di massima le ESCo offrono ai loro clienti un servizio integrato, ossia la progettazione o riprogettazione degli impianti in una logica di risparmio, l’installazione e poi la manutenzione e gestione degli impianti stessi.

Un altro beneficio che deriva dall’intervento di una ESCo è che – occupandosi della gestione degli impianti – è questo soggetto che si fa carico di gran parte dei problemi di conduzione (manutenzione, sostituzione degli apparecchi difettosi, ecc.). L’affidamento si interrompe solo quando, alla fine dei pagamenti, la proprietà degli impianti è definitivamente ceduta all’impresa o ente beneficiario dell’intervento.

Come si ripagano le ESCo: risparmio e Certificati Bianchi
La ESCo fornisce un miglioramento dell’efficienza energetica di un impianto individuando le soluzioni tecniche e – in linea di massima – le forme di finanziamento più adatte. La sua remunerazione è strettamente legata alla quantità di energia risparmiata (soluzione tecnica) in relazione con l’investimento fatto (identificazione delle migliori condizioni di finanziamento). E’ dunque il risparmio economico stesso fornito dall’intervento a retribuire in parte la ESCo: il proprietario dell’impianto in pratica continua a pagare la stessa cifra che pagava prima dell’intervento e con la differenza rimborsa la ESCO.
In realtà le ESCo hanno la possibilità di fare utili soprattutto perché hanno diritto a ottenere Certificati Bianchi in numero corrispondente all’efficienza energetica realizzata dall’insieme dei loro interventi. I certificati vengono rivenduti alle società di distribuzione di elettricità e gas a cui è imposto per legge di realizzare determinate quote di efficienza energetica o di acquistare le quote corrispondenti sul mercato (vedi voce nel menu di sinistra).

Alcuni osservatori ritengono che l’incentivo sia in grado di coprire poco più del costo del progetto, e che solo l’efficienza del progetto stesso e dunque i risparmi che ne derivano rendono le cose vantaggiose per la ESCo.
Le modifiche al meccanismo introdotte nel novembre 2011 dalle nuove Linee Guida hanno, a parere dell’Autorità, aumentato la “capacità dei TEE di contribuire alla copertura dei costi di investimento in tecnologie ad alta efficienza energetica”.

Chi mette i capitali d’investimento?

Fermo restando che il motore che ha dato impulso alle ESCo è certamente costituito dagli incentivi dei Certificati Bianchi, è evidente che trattandosi spesso di interventi molto costosi, deve entrare in gioco una terza parte, quella cioè che finanzia le operazioni rendendo disponibili i capitali iniziali: una banca o una società finanziaria.

In linea di massima, è la stessa ESCo ad avere un suo interlocutore bancario privilegiato, riuscendo così a garantire al suo cliente la soluzione completa del problema, sia dal punto di vista tecnico che finanziario. In questo caso la responsabilità ufficiale è completamente della ESCo. Ma può avvenire il contrario, e cioè che l’azienda, o l’ente che vuole effettuare interventi di efficienza energetica abbiano una diretta apertura di credito e che la ESCo intervenga solo per la parte tecnica. Il meccanismo di fondo è comunque identico: cambierà solo il tipo di contratto.

La qualifica ESCo, le forme societarie

Per qualificarsi come ESCo è necessario solo che nell’oggetto sociale sia specificato il ruolo di operatore nel settore dei servizi energetici integrati.
Le ESCo che operano sul mercato hanno provenienze molto diverse. In alcuni casi sono associate ad un distributore di energia elettrica o gas, altre volte derivano da società che forniscono sistemi di climatizzazione al settore immobiliare. In altri casi ancora sono imprese che offrono servizi di gestione dell’energia o consulenze sui processi organizzativi e di gestione energetica. Oppure ancora sono sotto-settori di imprese che costruiscono grandi impianti chiavi in mano.

La maggior parte delle ESCo presenti sul mercato sono imprese private, ma esistono anche ESCo a statuto pubblico/privato che sono organizzate per facilitare gli interventi negli enti pubblici. E’ loro consentito infatti di usufruire della semplificazione amministrativa che consente di prendere in affidamento diretto gli interventi, superando gli obblighi sugli appalti pubblici (Dlgs 18 agosto 2000, n. 267 e Finanziaria 2002).
Per orientarsi nel sempre più ricco panorama delle ESCo, è meglio valutare attentamente le competenze e le realizzazioni di ognuna per verificare se corrispondono al tipo di intervento che si vuole effettuare.
L’Autorità per l’Energia pubblica comunque l’elenco delle ESCo che hanno ottenuto certificazioni dei risparmi energetici conseguiti, e dunque Certificati Bianchi (vedi menu a sinistra).

Le tipologie di contratto

Le diverse combinazioni di servizi offerti dalle ESCo danno luogo a diversi tipi di contratti. Ciò che cambia è sostanzialmente il rapporto intercorrente fra i tre soggetti principali: ESCO, utente, istituto di credito.

Energy performance contract (EPC)
Quando i soggetti implicati sono solo due (ESCo e cliente), in quanto è una di queste due parti che garantisce il finanziamento e lo gestisce, si potrebbe avere un “contratto di performance energetica”, EPC. E’ la ESCo che gestisce non solo l’intervento, ma la successiva fornitura di energia. Il contratto è basato sul risultato di risparmio energetico che si conseguirà e la ridistribuzione dei risparmi dipende da come è ripartito l’investimento e dallo schema contrattuale prescelto.

I due schemi più noti di EPC sono lo lo “shared savings” (risparmi condivisi) e il “guaranteed savings” (risparmi garantiti).

Con il primo, i due contraenti si suddividono i risparmi conseguiti in modo percentuale, a seconda di quanto hanno investito, per un periodo fissato. Si ha dunque un risultato economico variabile per entrambi.

Con il secondo vengono invece stabilite, per il periodo necessario, rate prefissate di pagamento alla ESCo, sulla base di un risparmio garantito per il cliente (dunque la rata sarà inferiore alla precedente spesa energetica). In questo caso il cliente ha benefici certi, mentre i ricavi della ESCo sono variabili.

Contratto di finanziamento tramite terzi (FTT)
Il meccanismo è sostanzialmente identico al precedente, con la differenza che il finanziamento è fornito da una banca o da altro organismo finanziario che viene coinvolto dalla ESCo. Dal punto di vista del beneficiario non vi è differenza tra questi contratti. Per la ESCo può risultare una facilitazione non solo in termini di disponibilità finanziarie, ma anche perché l’istituto di credito ha maggiore competenza nella valutazione dei rischi che riguardano l’impresa committente.

Unità abitative ad impatto zero

Sorgerà nelle Langhe, nel cuore delle terre del Barolo famose nel mondo, l’innovativo progetto MURRAE, sintesi di filosofie progettuali e realizzative volte al recupero in chiave totalmente green e sostenibile di una officina in disuso e dell’adiacente terreno dismesso, situati nelle immediate vicinanze del centro storico di La Morra, in provincia di Cuneo.

Ispirato all’antico nome latino del paese, noto centro di riferimento per il turismo enogastronomico italiano e straniero, il progetto MURRAE prevede la realizzazione di moduli abitativisu diversi livelli richiamanti la tipologia del loft, abbinabili e modulabili tra loro, dotati ognuno di una vetrata a effetto “bioserra” affacciata su un panorama unico e mozzafiato, sistemi per l’utilizzo delle energie rinnovabili (pannelli solari e fotovoltaici), murature X-Lam, giardino con messa a dimora di piante di alto fusto e orti privati, posti auto e locali accessori.

MURRAE è un progetto pioneristico, che prevede unità abitative ad impatto zeroe completamente autonome da un punto di vista energetico, secondo le logiche della “Passive House”, in grado di esaltare proporzioni e spazi abitativi nel pieno rispetto della natura, che regna sovrana sul territorio circostante. Non solo bellezza estetica, ma anche ricerca del benessere interiore: l’ecobuilding prevede infatti una zona relax, dotata di piscina con sauna finlandese. Inoltre la salubrità del microclima interno è garantita dal sistema di riscaldamento, raffreddamento e ventilazione, interamente naturale.

In un’area altamente panoramica, la struttura esterna esalta l’integrazione con l’ambiente circostante: sia per un’attenta scelta dei materiali, come l’utilizzo di legname di recupero, delle finiture e delle cromie tradizionali, sia per le soluzioni architettoniche delle vedute, con l’inserimento di ampie e suggestive superfici vetrate che permettono l’interazione naturale degli spazi interni con il verde e l’ambiente esterno.

Il progetto, ideato dal Designer Sergio Sampò e da Tara Susanne Heap, americana residente da anni a La Morra con esperienze nel settore vitivinicolo, nell’interior design e nell’immobiliare (sono i creatori del boutique hotel Timeless, nel centro del paese) conta sull’appoggio di Banca AGCI, istituto di Bologna che ha da poco inaugurato una filiale a Torino. La banca, che ha sposato il progetto confermando così la propria attenzione per progetti sostenibili non solo da un punto di vista economico ma anche ambientale, offrirà consulenza e soluzioni agevolate per la compravendita.

“Abbiamo creduto in questo progetto” afferma Tara Heap “in una zona eccezionale e unica al mondo, quella delle Langhe, che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento dell’Unesco come patrimonio ambientale. Abito qui da anni e dopo l’esperienza di Timeless ho deciso di spingermi oltre nel trasformare le mie passioni per questa terra e per la natura in un progetto concreto. Con Sergio Sampò abbiamo ideato MURRAE, l’evoluzione pratica di una nuova filosofia progettuale, che si rivolge a chi abita in queste zone come ai turisti stranieri innamorati di queste terre e attenti al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse naturali, oltre che alla gestione dei propri consumi.

MURRAE è un progetto architettonico, ma è anche la dimostrazione della possibilità di vivere meglio, in modo sano e rispettoso della natura, eliminando il conflitto tra la materialità dei nostri bisogni e il rispetto dell’armonia dell’ambiente che ci circonda.

Per ulteriori informazioni sul progetto
www.murrae.it

Energy ManagerIl ruolo dell’esperto in gestione energetica, i consumi energetici in Italia, le opportunita dei sistemi fotovoltaici integrati e dell’autoconsumo

Uno dei compiti strategici per promuovere il concetto di sostenibilità e risparmio energetico è quello dell’Esperto in Gestione dell’Energia, figura professionale definita dall’art. 16 del DLgs 115/2008 e ripresa dall’Energy Manager di cui alla norma UNI CEI 11339:2009. L’Esperto in gestione dell’Energia è il “soggetto che ha le conoscenze, l’esperienza e la capacità necessarie per gestire ciò che riguarda l’energia all’interno di un’azienda o di un edificio, verificando i consumi, ottimizzandoli e promuovendo interventi mirati all’efficienza energetica e all’uso di fonti rinnovabili”.
Sempre più necessario sembra quindi essere un soggetto che riesca ad integrare gli interventi di efficienza energetica e gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili in un’unica soluzione tecnica, a fronte di un rientro economico interessante.

A questo riguardo, il 18 aprile 2014 è stato pubblicato il Decreto Legislativo 102/2014 che recepisce la direttiva europea 27/2012. Il decreto prevede necessariamente la figura di un soggetto che intervenga negli edifici del territorio nazionale al fine di:
effettuare interventi sugli immobili della Pubblica Amministrazione Centrale, in grado di ottenere un risparmio energetico cumulato nel periodo 2014-2020 di almeno 0,04 Mtep,
eseguire ogni 4 anni, a partire da dicembre 2015, una diagnosi energetica sulle grandi imprese volta a fornire informazioni sui dati di consumo, ma soprattutto, sui potenziali risparmi.
I soli soggetti che potranno effettuare tali interventi sono:
1. Esperti in gestione dell’energia (EGE)
2. Società di Servizi Energetici (ESCo)
3. Auditor Energetici

Le 3 tipologie di soggetti certificati saranno gli unici a consentire l’accesso ad aiuti economici per l’implementazione delle azioni di miglioramento dell’efficienza energetica

ALCUNI DATI DELLA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE
In base ai dati pubblicati in marzo 2013 nella Strategia Energetica Nazionale, l’attuale consumo finale lordo di energia in Italia è pari a circa 127,5 MTep, in particolare:
il calore (inteso come uso finale di energia ai fini di riscaldamento e raffrescamento) rappresenta la quota più importante, pari a circa il 45% del totale,
i consumi nei trasporti, rappresentano poco più del 30%,
i consumi elettrici si attestano a circa il 23%.
Consumi energetici in Italia, fonte dati: Strategia Energetica Nazionale
Guardando gli usi dal punto di vista settoriale i trasporti sono il settore a più alto consumo di energia finale (32%), seguito dagli usi industriali (26%) e residenziali (23%) e dai servizi (12-13%), mentre la Pubblica Amministrazione rappresenta il 2-3%.
Come evidenziato dal grafico di seguito, l’Italia ha un elevato potenziale di risparmio energetico non sfruttato, con numerosi interventi che offrono un ritorno economico positivo per il Paese, e per il singolo consumatore (per esempio, un edificio costruito secondo standard di efficienza energetica consente una riduzione dei consumi fino al 70% rispetto ad un edificio tradizionale).

Potenzialità degli interventi di efficienza energetica in Italia (Costo medio in €/tep), fonte dati: Strategia Energetica Nazionale
Numerose azioni di efficienza energetica hanno un ritorno economico positivo, con un “curva di costo” negativa ovvero con un investimento che viene ripagato dai risparmi economici conseguiti. Non si deve dimenticare, inoltre, che l’Italia vanta una consolidata tradizione industriale in molti settori fortemente interessati dalla diffusione dell’efficienza energetica, quali ad esempio elettrodomestici e domotica, illuminotecnica, caldaie, motori, inverter e smart grid, oltre ovviamente all’edilizia e all’automotive.
Gli stessi dati della Stategia Elettrica Nazionale indicano che tali azioni, che in una logica di investimenti dovrebbero realizzarsi spontaneamente, sono però ostacolate da numerose barriere all’adozione di tecnologie per l’efficientamento, diverse in base al settore. In particolare, molte barriere, oltre che in alcuni casi alla mancanza di capitale iniziale e quindi di ritorno dell’investimento, spesso sono dovute:
alla poca consapevolezza dei potenziali risparmi, soprattutto in ambito residenziale,
alla mancanza di competenze interne specializzate, in particolare in ambito industriale e dei servizi.
In questo senso è necessaria la presenza di un tecnico che riesca a valutare, attraverso un audit energetico quali siano i consumi del cliente finale e successivamente proporre gli interventi possibili, in termini di fattibilità tecnica e quelli ottimali in termini di risparmio energetico e rientro economico.

IL RUOLO RILEVANTE DELLA TECNOLOGIA FOTOVOLTAICA INTEGRATA AD ALTRI IMPIANTI
Produrre energia in proprio è diventata una necessità di risparmio energetico ed economico e la tecnologia fotovoltaica, ormai matura in Italia, è protagonista sia in ambito residenziale, che industriale e dei trasporti. Se un edificio è dotato di un impianto fotovoltaico, spostare i consumi da altri vettori all’elettricità consente di massimizzare l’autoconsumo e migliorare notevolmente la convenienza economica dell’investimento.
Ad oggi l’impianto fotovoltaico non deve essere più visto come puro investimento speculativo, ma come un beneficio economico sul consumo elettrico dell’utente. Chi investe su un impianto fotovoltaico oggi si assicura contro gli imprevisti del mercato energetico di domani, attenuando gli effetti delle oscillazioni dei costi del kWh prelevato.
Se poi all’impianto fotovoltaico si aggiunge una gestione intelligente dei carichi, arrivando ad un aumento dell’autoconsumo dal 30% al 70%, il tempo di rientro dell’investimento può diminuire di ben 2 anni. Altra applicazione innovativa è quella di integrare l’impianto con l’uso di pompe di calore che apportano un netto risparmio sul consumo di gas.
L’edificio è ormai un’integrazione tra involucro ed impianto ed il risparmio e l’efficienza energetica sono elementi imprescindibili.
Il sistema edificio-impianto si configura quindi come un sistema che permette di:
Autoconsumare tutta l’energia prodotta dal proprio impianto fotovoltaico
Ridurre i consumi di gas integrando pompe di calore e impianto fotovoltaico
Accumulare energia termica ed elettrica attraverso sistemi connessi alla rete
Alimentare i veicoli elettrici sfruttando l’energia prodotta
Risparmiare grazie agli sgravi fiscali.

 

A cura di: Ing. Erica Bianconi, Gruppo NGT (Rener-Eurosatellite)

EDILIZIA SCOLASTICA: AL VIA SCUOLE BELLE, SCUOLE NUOVE E SCUOLE SICURE

Ha preso il via il piano per l’edilizia scolastica, fortemente voluto dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi.Un piano composto da 3 filoni #scuolebelle, #scuolenuove e #scuolesicure ch coinvolgerà 21.230 issituti scolastici con investimenti pari a 1 miliardo e 94 milioni di euro.

#scuolebelle: comprende una serie di interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale, con la previsione di uno stanziamento totale di € 450 milioni nel periodo 2014-2015.

#scuolenuove: prevede lo sblocco del Patto di Stabilità per 404 cantieri in corso o immediatamente cantierizzabili.
I sindaci che hanno segnalato gli interventi di edilizia scolastica pronti a partire e finanziabili con i propri fondi, riceveranno la comunicazione dalla Ragioneria di Stato secondo le procedure gestionali ordinarie di sblocco del Patto di Stabilità per l’anno 2014-2015.

#scuolesicure: con i 400 milioni di euro della delibera CIPE del 30 giugno saranno coperti in totale 2.865 interventi del valore medio di 160 mila euro.
Gli interventi verranno assegnati entro il 31 dicembre.
Le risorse saranno assegnate agli enti locali a partire da gennaio 2015 e dovranno essere utilizzate nello stesso anno al fine di non essere conteggiate nel computo del Patto di Stabilità.
In questa categoria rientrano tutti gli interventi di messa in sicurezza, rimozione amianto ed abbattimento delle barriere architettoniche.

finanziamenti scuole

Convegno gratuito RINNOVARE L’EDILIZIA SCOLASTICA

Avrà luogo a Verona, il 2 ottobre prossimo, il Convegno gratuito Edilizia Scolastica con crediti formativi .
Coorganizzato con Progetto CQ – Costruire in Qualità (ANCE Verona, Ordine degli Architetti di Verona, Ordine degli Ingegneri di Verona, Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Verona e Collegio dei Periti Industriali di Verona), e con il patrocinio di SAIE 2014, l’evento tratterà dei seguenti argomenti:

  • La riqualificazione energetica degli edifici scolastici
  • Sostenibilità e salubrità degli edifici scolastici
  • Gli interventi per la messa in sicurezza strutturale delle scuole
  • Il ruolo dell’industria
  • Presentazione di casi studio

RINNOVARE L’EDILIZIA SCOLASTICA
Verona – San Giovanni Lupatoto, 2 ottobre 2014
ore 9.30 – 13.30 – (ore 9.00 – Registrazione partecipanti)

Ecodesign: con l’Ue verso la progettazione eco-compatibile

Il decreto farà da quadro a misure successive studiate in base alle singole categorie di prodotti. Nuovi scenari per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia. Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 9 febbraio scorso, ha esaminato la bozza di decreto legislativo per il recepimento della Direttiva 2009/125/CE.

La disposizione mette in evidenza l’impatto ambientale generato dall’utilizzo di prodotti come finestre, isolanti e rubinetti, ma anche la possibilità di ridurre i consumi a fronte di diverse impostazioni nella progettazione. In base alle richieste di Bruxelles, lo schema di decreto legislativo analizzato dal CdM individua specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia.

Si tratta di una versione aggiornata del testo approvato a metà novembre e passato all’esame del Senato con qualche osservazione. Nella nuova versione si specifica che le definizioni di riutilizzo, riciclaggio, recupero e rifiuto pericoloso si riferiscono solo ai prodotti connessi all’energia e non interferiscono con l’applicazione del D.lgs 152/2006 recante norme in materia ambientale. Secondo il ddl, al termine del loro utilizzo i prodotti connessi all’energia possono essere usati nuovamente con lo stesso scopo per cui erano stati concepiti. Il riciclo non può implicare il recupero di energia che, al contrario, deve avvenire con l’incenerimento diretto, in modo da poter recuperare il calore.

Dato il limite di tempo imposto dall’Unione Europea per il recepimento della direttiva, il testo costituisce un quadro normativo per le successive misure relative alle singole categorie di prodotti. Le nuove norme provocheranno infatti un impatto sul settore produttivo, in particolare sulle piccole e medie imprese. Sarà quindi necessario un tempo maggiore per l’avvio di consultazioni e l’adozione di specifiche mirate in base ai diversi settori produttivi.

Fonte: EdilPortale