Acustica

Troppo rumore a scuola: i bambini faticano a studiareTroppo rumore a scuola: i bambini faticano a studiare

Troppo rumore a scuola, dalle aule alle mense. L’ allarme viene rilanciato dalle associazioni delle famiglie con bambini sordi che utilizzano protesi e impianti. Ma non soltanto. Il rumore disturba tutti i bambini e ha conseguenze sull’ apprendimento, a sostenerlo è il superspecialista della sordità Sandro Burdo, chirurgo all’ ospedale Buzzi. Che aggiunge: quando sono necessari ben vengano gli interventi strutturali nelle scuole, come ha fatto il Comune in una elementare, ma ce ne sono anche a costo zero, a partire dalle abitudini di maestre e professori, che dovrebbero parlare più lentamente. Dai feltrini sotto i banchi alla loro disposizione in classe (sempre frontali davanti all’ insegnante, bocciato il «ferro di cavallo, chi sta ai lati fa fatica»), alle pareti disomogenee («con carte geografiche e librerie, per ridurre il riverbero») ma conta anche la posizione della maestra nell’ aula («mentre parla non deve camminare e spostarsi nella classe»), ecco che cosa si potrebbe e dovrebbe fare subito, secondo l’ esperto. Soprattutto, attenzione alla velocità: le maestre dovrebbero parlare lentamente, spiega Burdo. «I bambini riconoscono un certo numero di parole al minuto a seconda dell’ età, dalle 30 all’ asilo alle 80 alle medie, se la maestra accelera li perde. Abbiamo svolto un’ indagine nelle scuole e quando il rumore e la velocità di eloquio aumentano c’ è il calo di attenzione». Sensibilizzare sulle conseguenze dell’ inquinamento acustico anche chi non ha problemi di sordità è la battaglia dei genitori di bambini che utilizzano protesi o impianti cocleari. «La confusione per loro è un problema. Mio figlio in mensa è costretto a spegnere l’ apparecchio. E in strada per farmi sentire devo utilizzare il microfono collegato al suo impianto – racconta Mélanie Remaud, mamma di un bambino diventato sordo dopo una terapia con antibiotici e operato dal professor Burdo all’ ospedale di Varese tre anni fa -. Per fortuna con gli impianti mio figlio fa una vita normale, l’ intervento è stato una salvezza. Ma resta il problema del rumore di certi ambienti, insopportabile per i bambini come lui: i suoni si mescolano, sono costretti a “spegnere”». Bambini sordi, «in Lombardia nascono così 150 bimbi ogni anno, e la percentuale passa dall’ uno al tre per mille con il crescere dell’ età, fino ai dieci anni – spiega Antonio Cesarani, ordinario di audiologia al Policlinico -. La Regione ha appena approvato lo screening in tutte le neonatologie». Il rumore a loro cambia la qualità della vita. Ma mette in difficoltà anche gli altri bambini. «Sono in aumento anche le otiti catarrali – spiega lo specialista -. Oggi ne soffre un bimbo su due e quando hanno questo problema sono particolarmente disturbati dal rumore». Federica Cavadini fcavadini@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA **** Hanno detto Sandro Burdo Calo di attenzione se in classe c’ è confusione. Ma anche quando le insegnanti parlano troppo velocemente null Mélanie Remaud Mio figlio con gli impianti fa una vita normale, ma in mensa è costretto a non usarli. Non resiste

Cavadini Federica

REQUISITI ACUSTICI PASSIVI D.P.C.M. 5/12/97

Consiglio Superiore dei

Lavori Pubblici

* * * Prima Sezione

Adunanza del 26.06.2014 N. del Protocollo 12/2014

Oggetto: RICHIESTA DI PARERE IN MERITO AL RISPETTO DEI REQUISITI ACUSTICI PASSIVI IN CASO DI RISTRUTTURAZIONI.
AFFARI GENERALI

LA SEZIONE

VISTA la nota del Servizio Tecnico Centrale prot. n. 000125/R.I. del 14.03.2014, pervenuta alla Presidenza del Consiglio Superiore in data 19.03.2014, con la quale è stato richiesto il parere della Sezione sull’affare in argomento;

VISTA la nota n. 002198/RU del 28.03.2014 di costituzione della Commissione Relatrice;

ESAMINATI gli atti alla suddetta nota allegati;

UDITA la Commissione Relatrice (D’ANTONIO, AVAGNINA, BIANCHI, COPPA)

PREMESSO

Il Servizio Tecnico Centrale, con nota prot. n. 000125/R.I. del 14.03.2014, pervenuta alla Presidenza del Consiglio Superiore in data 19.03.2014 ed acquisita al n. prot. 12/2014, ha richiesto il parere della Sezione riguardo alla nota dell’Amministrazione Centrale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza n. prot. 0013086 in data 3.03.2014 pervenuta al Servizio stesso in data 7.03.2014 ed acquisita al n. prot. 001517, che si riportano entrambe di seguito integralmente:

“Con nota 0013086 del 03.03.2014, acquisita al protocollo STC al n. 1517 del 07.03.2014 e che si allega, il Direttore Generale dell’Area Gestione Edilizia dell’Università di Roma Sapienza ha chiesto un parere riguardante i limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi in caso di ristrutturazione di edifici esistenti nonché sui limiti da applicarsi nel caso di edifici a destinazione d’uso promiscua.

Date le elevate specificità tecniche delle questioni poste, si ritiene necessario richiedere l’esame e parere della competente Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.”

“Come ben noto, alla base della normativa vigente riguardante la tutela dall’inquinamento acustico, c’è la Legge 447 del 1995 (Legge Quadro sull’inquinamento Acustico), che prevede l’emanazione di diversi provvedimenti attuativi, tra i quali quello riguardante i requisiti acustici passivi degli edifici (art. 3, comma 1, lettera e della Legge 447/95).

Il provvedimento in questione è stato emanato con D.P.C.M. 5/12/1997 (Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici), che determina i requisiti acustici passivi e quelli delle sorgenti sonore interne agli edifici, al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore, e prescrive i limiti espressi in decibel che gli edifici costruiti dopo la sua entrata in vigore devono rispettare.

Per quanto riguarda le ristrutturazioni di edifici esistenti il provvedimento attuativo ancora deve essere emanato.

Infatti, la stessa Legge Quadro, all’art. 3, comma 1, lettera f, prevede l’emanazione di indicazioni, con Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e con il Ministero dei Trasporti e della Navigazione, dei criteri per la

progettazione, l’esecuzione e la ristrutturazione delle costruzioni edilizie e delle infrastrutture dei trasporti, ai fini della tutela dall’inquinamento acustico.

Ad oggi tale decreto ancora deve essere emanato e quindi non sono previsti dei limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi nel caso di ristrutturazione di edifici esistenti.

Ad avvalorare quanto sostenuto è lo stesso art. 1 del D.P.C.M. 5/12/1997, in cui al comma 1 riporta che “Il presente decreto in attuazione dell’art. 3, comma 1, della legge 26 ottobre 1995, n. 447, determina i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e dei toro componenti in opere, al fine di ridurre l‘esposizione umana al rumore” e al comma 2 riporta che “I requisiti acustici delle sorgenti sonore diverse da quelle di cui al comma 1 sono determinati dai provvedimenti attuativi previsti dalla legge 26 ottobre 1995, n. 447”, quindi nel caso di ristrutturazioni non si applicano i limiti del D.P.C.M. 5/12/1997 ma del Decreto, ancora non emanato, previsto dalla lettera f, comma 1, art. 3 della Legge Quadro.

A tal riguardo risulta ovvio che i requisiti acustici passivi potenzialmente raggiungibili con nuove costruzioni non sono proponibili in molti casi di ristrutturazioni edilizie di edifici esistenti.

Nello specifico l’Ateneo si trova a dover ristrutturare un edificio di circa 20.000 m2 a destinazione d’uso mista, uffici, aule didattiche, laboratori, studi docenti, ecc., e quindi solo in parte con destinazione d’uso prevista dalla categoria E (edifici adibiti ad attività scolastiche a tutti i livelli e assimilabili) del D.P.C.M. 5/12/1997. La percentuale con destinazione d’uso per attività didattiche è circa il 20% della superficie totale.

L’intervento di ristrutturazione, per la parte inerente il rispetto dei requisiti acustici passivi stabiliti per la categoria E per l’intero edificio richiederebbe uno sforzo economico notevole e per alcuni locali, non realizzabile.

Tutto ciò premesso si chiede a Codesto spettabile Ministero di voler esprimere il parere in merito ai limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi in caso di ristrutturazione di edifici esistenti e quali limiti applicare nel caso di edifici a destinazione d’uso promiscua.”

CONSIDERA TO

La Sezione preliminarmente rileva che l’Amministrazione Centrale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, con la nota n. prot. 0013086 in data 3.03.2014 integralmente riportata nelle Premesse, ha richiesto un parere in merito alle modalità di applicazione delle disposizioni di cui al D.P.C.M. 5 dicembre 1997 “Determinazione dei requisiti acustici degli edifici” in caso di interventi di ristrutturazione di edifici esistenti, ed in particolare ha richiesto di esprimere “il parere in merito ai limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi in caso di ristrutturazione di edifici esistenti e quali limiti applicare nel caso di edifici a destinazione d’uso promiscua.”.

Al riguardo si rammenta che il D.P.C.M. sopra richiamato è stato emanato in attuazione dell’articolo 3, comma 1, lettera e) della legge 26 ottobre 1995, n. 447 “Legge quadro sull’inquinamento acustico” ed all’articolo 1 “Campo di applicazione” stabilisce quanto segue:

“1. Il presente decreto, in attuazione dell’art. 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, determina i requisiti acustici delle sorgenti sonore interne agli edifici ed i requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti in opera, al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore.

2. I requisiti acustici delle sorgenti sonore diverse da quelle di cui al comma 1 sono determinati dai provvedimenti attuativi previsti dalla legge 26 ottobre 1995, n. 447.”

In merito la Sezione rileva, pertanto, che il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 ha come campo di applicazione “gli edifici ed i loro componenti in opera”.

Le disposizioni del suddetto D.P.C.M. risultano direttamente attuative, ad eccezione di quanto riguarda le “sorgenti sonore diverse da quelle di cui al comma 1”, che peraltro non riguardano la fattispecie in argomento, per le quali i requisiti acustici sono invece determinati dai provvedimenti attuativi previsti dalla legge 26 ottobre 1995, n. 447.

Pertanto, ad avviso della Sezione, ai fini della trattazione del quesito formulato non rileva la circostanza che non sia stato ancora emanato il decreto di cui all’articolo 3, comma 1, lettera f) della sopra richiamata legge 447/1995, che riguarda “l’indicazione, con uno o più decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei criteri per la progettazione, l’esecuzione e la ristrutturazione delle costruzioni edilizie e delle infrastrutture dei trasporti, ai fini della tutela dall’inquinamento acustico”. Tale decreto (o decreti) infatti

indicherà i “criteri per la progettazione, l’esecuzione e la ristrutturazione delle costruzioni edilizie” ferma restando, allo stato della normativa vigente, la determinazione dei requisiti acustici degli edifici già operata con il suddetto D.P.C.M. 5 dicembre 1997.

Di conseguenza, la Sezione non condivide l’osservazione riportata nella sopra citata dell’Amministrazione Centrale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, secondo cui “(…) Ad oggi tale decreto ancora deve essere emanato e quindi non sono previsti dei limiti di legge per il rispetto dei requisiti acustici passivi nel caso di ristrutturazione di edifici esistenti.”, né tanto meno la successiva, in cui si afferma che “(…) quindi nel caso di ristrutturazioni non si applicano i limiti del D.P.C.M. 5/12/1997 ma del Decreto, ancora non emanato, previsto dalla lettera f, comma 1, art. 3 della Legge Quadro.”.

In merito si rileva che il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 nel definire come campo di applicazione “gli edifici ed i loro componenti in opera”, non ha precisato che la normativa introdotta si applica soltanto alle nuove costruzioni; di conseguenza, a parere della Sezione, le relative disposizioni, ed in particolare il rispetto ed il soddisfacimento dei requisiti acustici passivi, devono essere applicate anche in caso di ristrutturazioni di edifici esistenti che prevedano il rifacimento anche parziale di impianti tecnologici e/o di partizioni orizzontali o verticali (solai, coperture, pareti divisorie, ecc.) e/o delle chiusure esterne dell’edificio (esclusa la sola tinteggiatura delle facciate), oppure la suddivisione di unità immobiliari interne all’edificio, cioè in definitiva tutti gli interventi di ristrutturazione che interessino le parti dell’edificio soggette al rispetto dei requisiti acustici passivi regolamentati dal D.P.C.M. 5 dicembre 1997, come desumibile dal decreto stesso.

Al riguardo si richiamano anche i numerosi pareri resi su tale materia dal Ministero dell’Ambiente, reperibili anche sul web, tra cui il parere reso con Circolare prot. n. 3632/SIAR/98 del 1.09.1998, nel quale si afferma:

“(…) Il D.P.C.M. 5 dicembre 1997 è sicuramente da applicare per gli edifici di nuova costruzione e per la ristrutturazione di edifici esistenti.

Per ristrutturazione di edifici esistenti si intende il rifacimento anche parziale di impianti tecnologici, delle partizioni orizzontali e verticali degli edifici, il rifacimento delle facciate esterne, verniciatura esclusa.

(…)”

Analoghe precisazioni si rinvengono in numerose normative regionali e linee guida in materia acustica.

In definitiva, pertanto, si ritiene che vadano rispettati i limiti previsti dalla normativa (D.P.C.M. 5 dicembre 1997) nel caso di rifacimento anche parziale di impianti tecnologici di particolare rumorosità, quali quelli previsti per gli impianti di riscaldamento/condizionamento, o impianti per laboratori tipo: officine meccaniche, laboratori sale prove motori, gallerie del vento, o altri che producano livelli analoghi di rumorosità. Anche nel caso delle partizioni orizzontali e verticali, nel caso di rifacimento si applicano i limiti di cui sopra, mentre non vanno seguite le prescrizioni della D.P.C.M. 5 dicembre 1997 nel caso di semplice tinteggiatura e restauro parziale delle pareti e/o intonaci esistenti.

Per quanto concerne la seconda parte del quesito, ossia “quali limiti applicare nel caso di edifici a destinazione d’uso promiscua” si rileva che l’edificio da ristrutturare a cui si fa riferimento nella richiesta di parere è “un edificio di circa 20.000 m2 a destinazione d’uso mista, uffici, aule didattiche, laboratori, studi docenti, ecc., e quindi solo in parte con destinazione d’uso prevista dalla categoria E (edifici adibiti ad attività scolastiche a tutti i livelli e assimilabili) del D.P.C.M. 5/12/1997. La percentuale con destinazione d’uso per attività didattiche è circa il 20% della superficie totale.”

In merito a tale aspetto la Sezione osserva che, nel quadro normativo di riferimento, non sono rinvenibili disposizioni circa gli edifici a “destinazione mista” ai fini della determinazione dei relativi requisiti acustici passivi indicati nella Tabella B del DPCM 05/12/1997.

In riferimento a tale fattispecie la Sezione ritiene che, ove sia possibile determinare, con chiarezza e in via permanente, le differenti destinazioni d’uso presenti all’interno di uno stesso immobile, agli ambienti facenti capo alla medesima destinazione d’uso debbano essere applicati i pertinenti requisiti acustici passivi sopra richiamati, considerando le divisioni fra ambienti contigui a diversa destinazione d’uso come elementi separatori fra diverse unità immobiliari.

Ove invece sia prevista in fase progettuale una destinazione d’uso variabile nel tempo, i requisiti acustici passivi da assumere a riferimento dovranno essere quelli riferiti alla destinazione d’uso per i quali gli stessi assumono i valori più elevati.

Ciò rilevato in linea generale, tenuto conto che l’intervento di cui trattasi a cui si fa riferimento nella richiesta di parere è localizzato nel Comune di Roma, si richiamano altresì, per quanto pertinente, le disposizioni di cui alla legge regionale del Lazio 3 agosto 2001, n. 18 “Disposizioni in materia di inquinamento acustico per la pianificazione ed il risanamento del territorio – modifiche alla Legge regionale 6 agosto 1999, n. 14” e le disposizioni in materia acustica emanate dal Comune di Roma. In particolare si rammentano gli adempimenti relativi all’obbligo di produrre la “Valutazione previsionale di clima acustico” di cui all’art. 8, c. 3 lett. a) (edifici scolastici) ed all’art. 19 della sopra citata L.R. 3 agosto 2001, n. 18.
Tutto ciò premesso, nei suesposti Considerato

E’ IL PARERE

della Sezione reso all’unanimità.
LA COMMISSIONE RELATRICE

Dott. Arch. Maria Elisabetta D’ANTONIO

………………………….. Dott. Arch. Mario AVAGNINA

………………………….. Prof. Dott. Paolo COPPA

………………………….. Prof. Ing. Francesco BIANCHI

…………………………..

Il Segretario ___________________

Ing. Francesca Maria BENEVENTO

Visto: Il Presidente incaricato _________________________

Dott. Ing. Giovanni GUGLIELMI

Comfort abitativo e requisiti acustici degli edifici

Già dal 2010, con la pubblicazione della norma UNI 11367 “Acustica in edilizia – Classificazione acustica delle unità immobiliari – Procedura di valutazione e verifica in opera”, UNI aveva messo a disposizione degli operatori del settore costruzioni – e nell’interesse degli acquirenti di case – un importante strumento ai fini della classificazione acustica degli edifici.
La classificazione acustica di una unità immobiliare, basata su misure effettuate al termine dell’opera, consente infatti di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche della stessa e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (progettisti, produttori di materiali da costruzione, costruttori, venditori, ecc.) da possibili successive contestazioni.

In questi due anni di applicazione della UNI 11367 si sono riscontrate alcune difficoltà nel valutare i requisiti acustici degli edifici con caratteristiche “non seriali”.
A differenza degli “edifici seriali” strutturati in modo tale che ci siano elementi che si ripetono uguali secondo schemi che dipendono da caratteristiche distributive, organizzative e funzionali (ad esempio condomini, alberghi, ospedali, scuole ed edifici assimilabili) che rendono quindi più semplice, meno costosa e più attendibile la classificazione acustica, gli edifici “non seriali” presentano unità immobiliari aventi elementi costruttivi anche molto diversi tra loro e quindi con maggiori problemi di classificazione.

edilizia2Per questo motivo UNI ha pubblicato proprio in questi giorni la norma, laUNI 11444 “Acustica in edilizia – Classificazione acustica delle unità immobiliari – Linee guida per la selezione delle unità immobiliari in edifici con caratteristiche non seriali”.

Secondo Giuseppe Elia – presidente della commissione Acustica e vibrazioni dell’UNI – “L’applicazione della norma UNI 11367 ad edifici costituiti da unità immobiliari diverse l’una dall’altra comporta, nella maggior parte delle situazioni, un numero molto elevato di prove da effettuare in opera, non potendosi utilizzare i criteri di campionamento previsti quando si è in presenza di elementi tecnici sostanzialmente uguali. La nuova norma UNI 11444 offre un approccio semplificato attraverso la scelta di alcune unità immobiliari dell’edificio, più critiche sotto il profilo delle prestazioni acustiche di suoi elementi tecnici, nelle quali effettuare le misurazioni previste dalla UNI 11367. In tal modo il responsabile della classificazione acustica può utilizzare i risultati di tale valutazione per classificare le restanti unità immobiliari dell’edificio.”

Sulla base delle indicazioni contenute nella nuova UNI 11444 il tecnico che esegue le prove stabilisce la casistica e il numero delle unità immobiliari da sottoporre a misurazione. Per la selezione delle unità immobiliari maggiormente critiche, devono essere prese in considerazione tutte le criticità degli elementi edilizi e degli impianti all’interno dell’edificio.
La nuova UNI 11444 considera infatti gli elementi più problematici per l’isolamento acustico di facciata (ad esempio i serramenti), delle partizioni interne verticali (pareti divisorie) e orizzontali (pavimenti), per il livello di rumore da calpestio e per il rumore degli impianti a funzionamento continuo e discontinuo.

Ricordiamo che la norma UNI 11367 prevede quattro differenti classi di efficienza acustica: si va dalla classe 1, che identifica il livello più alto (più silenzioso), alla classe 4 che è la più bassa (più rumoroso): va considerato che, seppure il livello prestazionale “di base” sia rappresentato dalla terza classe, la stragrande maggioranza degli edifici italiani attualmente esistenti non raggiunge neppure la quarta classe… Questa griglia di classificazione viene attuata sulla base di misurazioni dei livelli sonori e non solo di dati progettuali, inoltre è prevista per singole unità immobiliari e non per l’intero edificio (ad esempio, nel caso di un condominio, la classe deve essere assegnata ad ognuno degli appartamenti che lo compongono, e non genericamente all’intero condominio).

Ai lavori di elaborazione di tale norma hanno partecipato –tra gli altri– il Ministero dell’Ambiente, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), le associazioni della filiera delle costruzioni quali Ance, Anit e Cna, la Regione Lombardia, le Università, le Associazioni dei tecnici acustici, i laboratori di prova e i fabbricanti di materiale fono isolante.

L’elaborazione della UNI 11367 era infatti un’esigenza espressa sia dal mercato che dalla Pubblica Amministrazione per risolvere molte delle imperfezioni presenti nel DPCM 5-12-1997 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici” che hanno causato non poche incomprensioni tra i produttori e gli utilizzatori.

Per questo motivo si attende la pubblicazione del nuovo decreto che sostituisca il DPCM – del resto per buona parte abrogato nella sua efficacia – decreto che è auspicabile trovi nelle norme UNI utili riferimenti per la definizione di requisiti acustici raggiungibili, attuabili e condivisi.

Acustica in edilizia – Classificazione acustica

Dal 2011 chi vorrà vendere o affittare un alloggio dovrà dotarlo, oltre che della certificazione energetica, anche della certificazione acustica. L’obbligo verrà introdotto dal provvedimento atteso in autunno, che recepirà la norma Uni 11367 («Acustica in edilizia – Classificazione acustica delle unità immobiliari – Procedura di valutazione e verifica in opera» consultabile sul sito ) che l’ente nazionale italiano di unificazione sta per pubblicare. La classificazione acustica di un’unità immobiliare (che sia un appartamento o un’abitazione monofamiliare), diventerà quindi necessaria.

L’evoluzione normativa in atto, infatti, preceduta anche da leggi regionali recenti (come la legge 34/2009 della Calabria) prevede che ogni unità immobiliare abbia una certificazione acustica che attesti la classe acustica di appartenenza. È un concetto similare a quello della certificazione energetica, ma con alcune profonde differenze; la principale è costituita dal fatto che mentre il certificato energetico è redatto sulla base di calcoli, il certificato acustico è redatto sulla base di una prova (collaudo) effettuata in tutti i vani dell’appartamento.

Dai risultati ottenuti in tutti i vani, considerato il margine di incertezza delle misure e fatta una media si ricaverà un indice che permetterà la classificazione acustica in quattro classi dell’unità immobiliare. Conseguentemente i costi di certificazione acustica saranno ben diversi rispetto a quelli di un certificato energetico (da cinque a dieci volte di più) e, in più, la certificazione acustica avrà validità limitata nel tempo.

La Uni 11367 sarà citata esplicitamente nella norma in arrivo in autunno ed è per questo che assume particolare rilevanza. Spiega come eseguire i collaudi acustici degli edifici consentendo di informare i futuri proprietari/abitanti sulle caratteristiche acustiche della stessa e di tutelare i vari soggetti che intervengono nel processo edilizio (progettisti, produttori di materiali da costruzione, costruttori, venditori, eccetera) da possibili successive contestazioni.

La norma si applica a tutti i tipi di edifici, tranne a quelli a uso agricolo, artigianale e industriale. Nell’ambito di applicazione della norma, i requisiti acustici di ospedali, cliniche, case di cura e scuole sono definiti da una specifica appendice.

Sono previste quattro differenti classi di efficienza acustica, dalla classe 1, che identifica il livello più alto (più silenzioso), alla classe 4 che è la più bassa (più rumoroso): va considerato che, seppure il livello prestazionale “di base” è rappresentato dalla terza classe, la stragrande maggioranza degli edifici italiani esistenti non raggiunge neppure la quarta classe. L’attuale decreto vigente, il Dpcm 5 dicembre 1997, stabilisce valori univoci di riferimento molto prossimi a quelli della terza classe della Uni.

La valutazione complessiva di efficienza acustica di ogni unità immobiliare nasce da valutazioni per ogni singolo requisito; sono oggetto di classificazione l’isolamento di facciata, l’isolamento rispetto ai vicini (sia per i rumori aerei, sia per i rumori di calpestio) e il livello sonoro degli impianti. Nel caso degli alberghi sono considerati altresì gli isolamenti acustici fra ambienti della stessa unità (per esempio tra le camere).

La norma sulla classificazione acustica degli edifici migliora il quadro delle informazioni a disposizione dell’utente del bene edilizio. Quadro che, con il meccanismo della classificazione graduata, conferisce al bene un nuovo valore economico legato alla capacità dello stesso di soddisfare esigenze spesso immateriali (comfort, privacy, emissioni CO2, consumo materiali).

Lotta ai decibel – Il collaudo
La prova viene effettuata da un tecnico in tutti gli ambienti dell’abitazione. I criteri sono: isolamento della facciata, isolamento rispetto ai vicini, livello sonoro degli impianti. Negli alberghi viene testato anche l’isolamento tra le camere

Quali immobili
La certificazione sarà necessaria per tutti i tipi di edifici (anche per le case monofamiliari) esclusi quelli a uso agricolo, artigianale e industriale. Per gli ospedali, le scuole e le case di cura i requisiti acustici sono contenuti nell’appendice alla norma

Fonte: Sole 24 Ore