Archivi del mese: ottobre 2014

Ecobonus al 65% anche per il 2015 Ecobonus al 65% anche per il 2015


Come già ampiamente annunciato, con la Legge di Stabilità approvata la scorsa settimana sono state confermate anche per tutto il 2015 le detrazioni fiscali del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici e quelle del 50% per le ristrutturazioni edilizie. Nella prima tipologia di interventi rientrano anche l’installazione di moderne stufe a pellet e di impianti fotovoltaici. L’attuale normativa prevedeva che fino al 30 giugno 2015 potessero fruire del bonus del 65% solamente interventi sulle parti comuni dei condomini (quelli su singole unità immmobiliari sarebbero rimasti esclusi già dalla fine di quest’anno). L’ecobonus sarebbe così ridisceso al precedente livello del 50%, per poi passare al 36% nel 2016. In realtà dopo il 31 dicembre del 2015 al momento non si sa cosa succederà, ma è probabile che le aliquote verranno riviste al ribasso.
Del resto, la portata economica dell’operazione ecobonus è evidente: il ministro dell’Ambiente Galletti ha affermato che fin qui gli introiti in termini di maggiori imposte sono stati superiori ai contributi erogati, quindi si tratta di un’operazione “in attivo”, vantaggiosa per le famiglie, per lo Stato e per l’ambiente. Dal conteggio delle richieste inoltrate entro il 30 settembre scorso (data ultima per l’invio della documentazione per usufruire dello sconto del 65% per l’anno 2013), l’Enea ha rilevato un aumento del 35% delle pratiche rispetto al 2012, portando il numero annuale complessivo a 355.000. Il risparmio energetico collegato a questi interventi è aumentato del 35%, mentre gli investimenti hanno raggiunto 3,5 miliardi di euro, con una crescita del 20%.

Fonte: http://www.energymanagernews.it/articoli/0,1254,51_ART_159293,00.html

Troppo rumore a scuola: i bambini faticano a studiareTroppo rumore a scuola: i bambini faticano a studiare

Troppo rumore a scuola, dalle aule alle mense. L’ allarme viene rilanciato dalle associazioni delle famiglie con bambini sordi che utilizzano protesi e impianti. Ma non soltanto. Il rumore disturba tutti i bambini e ha conseguenze sull’ apprendimento, a sostenerlo è il superspecialista della sordità Sandro Burdo, chirurgo all’ ospedale Buzzi. Che aggiunge: quando sono necessari ben vengano gli interventi strutturali nelle scuole, come ha fatto il Comune in una elementare, ma ce ne sono anche a costo zero, a partire dalle abitudini di maestre e professori, che dovrebbero parlare più lentamente. Dai feltrini sotto i banchi alla loro disposizione in classe (sempre frontali davanti all’ insegnante, bocciato il «ferro di cavallo, chi sta ai lati fa fatica»), alle pareti disomogenee («con carte geografiche e librerie, per ridurre il riverbero») ma conta anche la posizione della maestra nell’ aula («mentre parla non deve camminare e spostarsi nella classe»), ecco che cosa si potrebbe e dovrebbe fare subito, secondo l’ esperto. Soprattutto, attenzione alla velocità: le maestre dovrebbero parlare lentamente, spiega Burdo. «I bambini riconoscono un certo numero di parole al minuto a seconda dell’ età, dalle 30 all’ asilo alle 80 alle medie, se la maestra accelera li perde. Abbiamo svolto un’ indagine nelle scuole e quando il rumore e la velocità di eloquio aumentano c’ è il calo di attenzione». Sensibilizzare sulle conseguenze dell’ inquinamento acustico anche chi non ha problemi di sordità è la battaglia dei genitori di bambini che utilizzano protesi o impianti cocleari. «La confusione per loro è un problema. Mio figlio in mensa è costretto a spegnere l’ apparecchio. E in strada per farmi sentire devo utilizzare il microfono collegato al suo impianto – racconta Mélanie Remaud, mamma di un bambino diventato sordo dopo una terapia con antibiotici e operato dal professor Burdo all’ ospedale di Varese tre anni fa -. Per fortuna con gli impianti mio figlio fa una vita normale, l’ intervento è stato una salvezza. Ma resta il problema del rumore di certi ambienti, insopportabile per i bambini come lui: i suoni si mescolano, sono costretti a “spegnere”». Bambini sordi, «in Lombardia nascono così 150 bimbi ogni anno, e la percentuale passa dall’ uno al tre per mille con il crescere dell’ età, fino ai dieci anni – spiega Antonio Cesarani, ordinario di audiologia al Policlinico -. La Regione ha appena approvato lo screening in tutte le neonatologie». Il rumore a loro cambia la qualità della vita. Ma mette in difficoltà anche gli altri bambini. «Sono in aumento anche le otiti catarrali – spiega lo specialista -. Oggi ne soffre un bimbo su due e quando hanno questo problema sono particolarmente disturbati dal rumore». Federica Cavadini fcavadini@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA **** Hanno detto Sandro Burdo Calo di attenzione se in classe c’ è confusione. Ma anche quando le insegnanti parlano troppo velocemente null Mélanie Remaud Mio figlio con gli impianti fa una vita normale, ma in mensa è costretto a non usarli. Non resiste

Cavadini Federica

Energy manager: una risorsa preziosa per l’efficienza energeticaEnergy manager: una risorsa preziosa per l’efficienza energetica

15 November 2013, 3:04 pm
energy manager 2012
L’energy manager è la risorsa fondamentale per fare efficienza energetica nelle imprese e negli enti, eppure ancora oggi è largamente inutilizzato nel settore pubblico e spesso non valorizzato adeguatamente nemmeno in quello privato. Nell’articolo si forniscono le informazioni di base su chi sono gli energy manager.

Pubblicato su Green Business.

La maggior parte delle organizzazioni ha compreso che l’efficienza energetica rappresenta un’opportunità importante per conseguire dei risparmi in bolletta e dunque alleviare una struttura costi perennemente in crescita. Un numero inferiore di soggetti si è soffermato a ragionare sulla reale portata dell’efficienza, che non consente solo di risparmiare, ma anche di rivedere i propri processi nell’industria e di ripensare i propri prodotti e servizi per partecipare alla transizione verso la green economy.
In entrambi i casi il primo passo per cogliere le opportunità è avere a disposizione un bravo energy manager. Non solo si tratta di una figura fondamentale per affrontare efficacemente il tema dell’efficienza energetica all’interno di un’organizzazione, ma in alcuni casi anche di un obbligo normativo, visto che la legge 10/91 richiede a tutti i soggetti del settore industriale con consumi annui superiori ai 10.000 tep – e a 1.000 tep per gli altri settori – di provvedere alla nomina annuale del “responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”, inoltrando apposita documentazione alla FIRE (http://em.fire-itaia.org). Una nomina che può essere effettuata anche da chi non raggiunge tali soglie di consumo, soprattutto se si desidera partecipare direttamente allo schema di incentivazione dei certificati bianchi.

L’energy manager idealmente è un dirigente di livello elevato, con accesso all’amministratore delegato e alla guida di un team di energy management, responsabile inoltre del sistema di gestione dell’energia (ISO 50001). Questo è in effetti il caso di alcune grandi realtà. Al calare della dimensione aziendale tende a venire meno il team di supporto o a diminuire la posizione dell’organigramma, scelte che portano a una riduzione dell’efficacia dell’azione dell’energy manager, ma che sono giustificate dalla contestuale diminuzione della bolletta annua (e.g. un’azienda che consuma 10.000 tep/anno ha un costo annuo dell’energia nell’ordine dei 5-7 milioni di euro, cui possono corrispondere risparmi annui incrementali superiori ai 100-300 mila euro). Nelle organizzazioni più piccole l’energy manager è spesso un consulente esterno, con i pregi e difetti di tale soluzione.

I dati al 2012 parlano di 1.532 energy manager nominati dai soggetti obbligati, cui si sommano 399 energy manager locali (ossia collegati ad aziende multisito). Ad essi vanno aggiunti 143 nomine pervenute tardivamente (più 17 locali) e 530 inviate da soggetti non obbligati dalla legge (più 102 locali). Volendo comprendere tutti si tratta dunque di 2.723 nominati, un dato in leggera crescita, più che altro sul fronte dei soggetti non obbligati. Quello che colpisce, sulla base delle stime della FIRE, è l’inadempienza della P.A. Solo due amministrazioni centrali, 7 regioni, 43 province, 36 comuni capoluogo e 69 altri comuni hanno nominato contro un migliaio di presumibili obbligati. Molto meglio va per fortuna nell’industria, con percentuali stimate di adempienza anche superiori al 90% nei comparti energivori.

Dal punto di vista del profilo, l’energy manager ha idealmente una base di competenze tecniche, soprattutto al diminuire della dimensione aziendale, quando il ruolo di realizzare azioni di efficientamento ricade su di lui e non su di un team allargato. L’ENEA con la FIRE dagli anni novanta, ma anche numerosi altri soggetti più di recente, offrono corsi di formazione e di aggiornamento per questa figura.

Dal 2009 è disponibile inoltre la norma UNI CEI 11339, che consente di certificare l’energy manager come Esperto in gestione dell’energia (EGE). La certificazione come EGE richiede il possesso di requisiti esperienziali e il superamento di un esame. Il primo organismo ad essere accreditato per rilasciare la certificazione è il Secem (www.secem.eu).

Bonus 65% risparmio energetico

 

Il bonus fiscale per il risparmio energetico è stato prorogato di un anno per i condomini e di sei mesi per i privati cittadini, passando dal 55 al 65%. Questo è stato possibile grazie all’accesso al fondo di Kyoto, gestito dalla cassa depositi e prestiti. Le parti della nostra abitazione che permettono un maggiore risparmio energetico, in caso di ristrutturazione, sono i tetti e le facciate: è al rifacimento di questi che si punta, con lo scopo di portare il consumo medio degli edifici alla soglia esemplare dei 16 KWh per mq all’anno.

Nel dettaglio, per i privati la detrazione sarà possibile per i lavori eseguiti entro il 31 Dicembre del 2013, mentre per i condomini la data ultima sarà il 30 Giugno 2014. Bisogna tenere ben presente che le detrazioni non riguardano le spese per la sostituzione degli impianti di riscaldamento ad alta efficienza e per gli scaldabagni, ma è rivolto alle seguenti quattro categorie:

interventi per il risparmio energetico generali degli edifici.
interventi sulle facciate esterne degli edifici.
installazione di pannelli solari.
sostituzione dei climatizzatori invernali.

Per quando riguarda i lavori strettamente legati agli edifici, si potrà detrarre un valore massimo di 100.000 euro che potrà essere recuperato in dieci anni, mentre, per i pannelli solari, il valore massimo sarà di 60.000 euro. Per gli impianti di climatizzazione invernale, la quota detraibile scende a 30.000 euro, sempre ripartiti in dieci anni. Infine, una novità molto apprezzata del nuovo decreto, è la possibilità di usufruire di un bonus anche per la sostituzione degli elettrodomestici con quelli a risparmio energetico di classe A o A+, fino ad un tetto massimo di 10.000 euro. Per usufruire delle detrazioni è necessario effettuare i pagamenti tramite bonifici bancari o postali, ricordandosi di indicare l’apposita causale di versamento per le ristrutturazioni per il risparmio energetico, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partiva Iva del soggetto a favore del quale il bonifico viene emesso.