Archivi del mese: febbraio 2011

Efficienza energetica: centrale il ruolo dell’edilizia

Per il sottosegretario Saglia: Italia a buon punto sulla riqualificazione degli edifici esistenti. Efficienza energetica in edilizia al centro delle politiche per la tutela ambientale: è emerso con la risposta all’interrogazione presentata dalla deputata del Pd Elisabetta Zamparutti ai Ministri dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e per le politiche europee.

L’interrogazione
Zamparutti ha ricordato come la Commissione europea abbia evidenziato il contributo che l’edilizia apporterebbe al risparmio energetico. Le direttive a riguardo sono però rivolte agli edifici nuovi, che rappresentano solo l’1% del patrimonio abitativo totale. Viene invece trascurato l’esistente. Secondo le stime dell’Ue, gli immobili residenziali rappresentano il 40% dei consumi energetici. Con standard energetici elevati, oltre ad avvicinarsi all’obiettivo di efficienza energetica fissato per il 2020, si avrebbe un taglio di 78 miliardi di euro nella bolletta annuale e la creazione di un milione di posti di lavoro. Il 4% dei fondi dell’Unione europea per lo sviluppo regionale, per un totale di 8 miliardi di euro, potrebbe essere quindi indirizzato all’efficienza energetica e all’uso delle rinnovabili negli edifici esistenti. Priorità emerse anche con la mozione approvata il 26 gennaio scorso dalla Camera, con cui il Governo si è impegnato a promuovere iniziative normative per l’adeguamento tecnologico e la previsione di un sistema di incentivazione stabile per la riqualificazione energetica degli edifici.

Esecutivo al lavoro sull’efficienza
Nella risposta fornita, Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico, ha fatto notare come, in anticipo rispetto alla raccomandazione dell’Unione Europea, l’Italia abbia posto la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente al centro della politica energetica. Costituiscono una dimostrazione il D.lgs 192/2005, il Dpr 59/2009 e il DM 26 giugno 2009, recante le linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici. Norme che hanno attuato la Direttiva 2002/91/CE. Nei provvedimenti per la prima volta sono stati previsti requisiti minimi e obbligatori per tutte le ristrutturazioni, indipendentemente dall’entità dell’intervento. In base alle linee guida, l’attestato di certificazione energetica è utile per fornire l’immediata percezione della convenienza economica a investire nella riqualificazione energetica della propria abitazione, suggerendo gli interventi più redditizi. Il Ministero dello sviluppo economico, con il supporto dell’ Enea, agenzia per l’efficienza energetica, Cti, Comitato termotecnico italiano e Res, società Ricerca del sistema energetico, è impegnato nella redazione di nuovi provvedimenti inerenti a climatizzazione estiva, ventilazione naturale e meccanica degli edifici, illuminazione naturale e artificiale per il settore terziario, di integrazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili. Le misure, definite sulla base di valutazioni tecnico-economiche, non troverebbero però riscontro in altri Stati europei, che legano gli standards minimi a una soglia dimensionale dell’intervento. Durante la discussione della direttiva 2010/31/CE per la revisione della 2002/91/CE, inoltre, l’Italia ha spinto per la definizione di requisiti minimi anche per elementi costruttivi o componenti dell’edificio ristrutturati o sostituiti. Non sarebbe stato però possibile separare il rispetto dei requisiti minimi dalla presenza di una soglia dimensionale minima.

Fonte: EdilPortale

Ecodesign: con l’Ue verso la progettazione eco-compatibile

Il decreto farà da quadro a misure successive studiate in base alle singole categorie di prodotti. Nuovi scenari per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia. Il Consiglio dei Ministri, riunitosi il 9 febbraio scorso, ha esaminato la bozza di decreto legislativo per il recepimento della Direttiva 2009/125/CE.

La disposizione mette in evidenza l’impatto ambientale generato dall’utilizzo di prodotti come finestre, isolanti e rubinetti, ma anche la possibilità di ridurre i consumi a fronte di diverse impostazioni nella progettazione. In base alle richieste di Bruxelles, lo schema di decreto legislativo analizzato dal CdM individua specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia.

Si tratta di una versione aggiornata del testo approvato a metà novembre e passato all’esame del Senato con qualche osservazione. Nella nuova versione si specifica che le definizioni di riutilizzo, riciclaggio, recupero e rifiuto pericoloso si riferiscono solo ai prodotti connessi all’energia e non interferiscono con l’applicazione del D.lgs 152/2006 recante norme in materia ambientale. Secondo il ddl, al termine del loro utilizzo i prodotti connessi all’energia possono essere usati nuovamente con lo stesso scopo per cui erano stati concepiti. Il riciclo non può implicare il recupero di energia che, al contrario, deve avvenire con l’incenerimento diretto, in modo da poter recuperare il calore.

Dato il limite di tempo imposto dall’Unione Europea per il recepimento della direttiva, il testo costituisce un quadro normativo per le successive misure relative alle singole categorie di prodotti. Le nuove norme provocheranno infatti un impatto sul settore produttivo, in particolare sulle piccole e medie imprese. Sarà quindi necessario un tempo maggiore per l’avvio di consultazioni e l’adozione di specifiche mirate in base ai diversi settori produttivi.

Fonte: EdilPortale